Le origini del lusso
Sembra legittimo partire dal principio che sia il fatto di seppellire i propri morti, prova che ci si sa mortali, a separare davvero l’uomo dagli animali. L’umanità ha dunque l’età delle sue sepolture. Ora, che cosa si trova in queste tombe, oltre agli scheletri? Oggetti, tanto più raffinati quanto più si avanza nel tempo. A poco a poco, dalle loro sepolture riscoperte, vengono riesumati morti seppelliti con i loro gioielli più belli, insieme ai segni del loro potere, come i cavalli per le civiltà equestri.
Molto presto (sulla scala dei tempi preistorici), è dunque apparso essenziale per gli esseri umani non solo seppellire i morti che erano loro cari, ma farlo anche con del cibo, perché potessero sopravvivere nell’aldilà, e con oggetti a loro talmente consustanziali da doverli accompagnare dopo la morte.
Fin dall’alba dell’umanità, risulta quindi che vi siano state società organizzate, gruppi dirigenti e oggetti, modi di vita riservati agli individui socialmente dominanti. È nella comparsa di questi gruppi dirigenti e dei segni e oggetti che li contraddistinguono che va cercata l’origine del lusso. Se si adotta questa analisi, il lusso è dunque consustanziale all’umanità e alla vita in società.
Più vicino a noi, e per quanto riguarda le civiltà antiche, siano esse egizie, mesopotamiche, cinesi o amerindie, delle quali abbiamo una buona conoscenza grazie all’invenzione della scrittura, la situazione è molto netta e non siamo più allo stadio delle ipotesi. La loro dinamica sociale e le loro credenze confermano questo legame stretto tra socializzazione e lusso.
Torniamo sull’aspetto capitale, per l’essere umano, della certezza della propria finitezza terrena e della questione della propria sopravvivenza personale dopo la morte, che illumina bene i meccanismi profondi ed eterni all’opera dietro il concetto di lusso nell’uomo. Dal momento in cui l’uomo si sa mortale, il colmo del lusso per lui, al di là di ogni nozione di oggetto o di status, è poter sopravvivere, e decorosamente, dopo la morte. Ogni grande cultura ha dato la propria risposta, spesso notevole (metempsicosi, concetto di Nirvana, ecc.), ma quella dell’antico Egitto ci interessa particolarmente. Questo caso si rivela infatti il più spettacolare, perché il clima desertico della valle del Nilo ha miracolosamente preservato tutti gli elementi materiali indispensabili a una buona comprensione. Che cosa si scopre in questi luoghi così affascinanti per tutti? I resti di una società molto gerarchizzata e stabile, con codici e regole di vita assai precisi e di grande raffinatezza. L’Egitto ha manifestamente praticato tutti i codici del lusso e inventato molte tecniche nuove che permettevano a questo lusso di concretizzarsi. Una delle più note è la scoperta della fabbricazione del vetro per proteggere i profumi.
Due aspetti del lusso emergono chiaramente. Il fasto durante la vita e un’estrema raffinatezza nel trattamento dell’aldilà. Durante la vita, come in ogni società umana, questo fasto si esprimeva con tutti i mezzi disponibili e spingeva all’invenzione di prodotti eccezionali come i profumi, riservati agli dèi, al faraone, al gran sacerdote e ai loro intimi. Dopo la morte, era ancora più spettacolare: piramidi, tombe della Valle dei Re e della Valle delle Regine…
Per l’Egizio, la sopravvivenza del corpo garantiva quella dell’anima ed esigeva prodezze. Bisognava sviluppare tecniche molto sofisticate (imbalsamazione delle mummie, erezione di piramidi o costruzione di tombe) e molto costose. Per evidenti ragioni economiche, questo lusso supremo era riservato a una ristrettissima élite: il faraone, le sue spose, il gran sacerdote e pochi rari alti dignitari.
Si può supporre, sulla base delle scoperte archeologiche fatte nella valle del Nilo e della decifrazione dei geroglifici, che l’evoluzione di questa industria del lusso abbia seguito un cammino identico a quello che segue oggi da noi: la democratizzazione. Come mostrano le mummie e le tombe ritrovate, questo lusso si è esteso progressivamente ad altri uomini più ordinari e ad alcuni animali sacri, poi, in epoca tarda, a tutti gli Egizi e ad animali domestici. Questa diffusione del lusso si ritroverà in tutte le società che ne hanno il tempo e i mezzi.
Si può supporre altresì, sulle stesse basi, che il dibattito sull’utilità del lusso fosse già d’attualità. Al di là di ciò che molti consideravano senza dubbio uno spreco suntuario e inutile (la vita del fellah dell’epoca era indubbiamente molto dura), alcuni dovevano vedervi un potente motore di scoperte artistiche e tecniche che si diffondevano progressivamente in tutta la società e finivano per giovare a tutti. Le ultime scoperte fatte sul sito dell’altopiano di Giza ci allontanano definitivamente dall’immagine classica delle piramidi costruite da schiavi frustati, per darci quella di piramidi costruite da ingegneri inventivi e operai competenti. Il lusso del faraone non si costruiva con la schiavitù, ma con la tecnica di uomini competenti e liberi.
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