Il lusso: dall'Antichità al XIX secolo

Per tutto il periodo che va dalla Grecia antica ai nostri giorni, il concetto di lusso è stato oggetto di conflitti profondi e permanenti tra i sostenitori del lusso come motore e ornamento della società e coloro che vi vedevano il nemico della virtus.

Nella Grecia antica lo illustra il conflitto secolare tra Atene e Sparta, forse il più eloquente di questa opposizione tra concezioni sociali, tanto che molti libri sono stati scritti sull’argomento. Nell’Italia antica, d’altra parte, quando la potenza militare di Roma l’ebbe messa al riparo dai nemici esterni, si aprì il conflitto tra i sostenitori della Repubblica delle origini, della sua austerità e della sua apologia della virtus, e quelli di una società civile più dolce da vivere. Questi ultimi finiranno per prevalere, e sarà la Roma imperiale, con la sua raffinatezza e il suo lusso, quella che la storia ricorderà.

L’asprezza e il ricorrere di questo conflitto tra due scelte fondamentali di società (società guerriera, maschile, Yang e austera, contro società pacifica, femminile, Yin e sofisticata), con una presa di posizione netta a favore o contro il lusso spinta fino alla guerra civile, mostrano quanto la nozione di lusso sia importante.

Questi conflitti non si limitano all’Antichità classica, né al solo Occidente. In ogni epoca sono state promulgate leggi suntuarie, tanto nei periodi di (relativa) stabilità sociale quanto in quelli di gravi turbolenze (le guerre di religione in Francia).

Senza raggiungere sistematicamente un grado elevato di violenza, reale o legale, questo conflitto attraversa in ogni tempo e in ogni luogo qualsiasi società umana (si pensi all’etichetta della corte di Francia) e persiste ancora oggi nelle nostre società occidentali, in particolare in Francia, attorno al dibattito tra il lusso come insulto ai poveri e il lusso come fonte di impieghi qualificati e stabili. In un certo senso, produrre lusso è ottimo, ma comprarlo è riprovevole. Ecco un’aporia tutta francese!

Ciò che va ricordato è che il lusso è, ed è sempre stato, una posta sociologica di primo piano per ogni società, perché è legato al tempo stesso alla stratificazione sociale, alla nozione di utilità pratica e di spreco, e infine alle scelte di ripartizione della ricchezza. Di conseguenza, la nozione di lusso non è socialmente neutra. Al contrario, in larga misura ciò che è lusso viene definito dalla società. Questo vale per tutte le società, anche contemporanee. Un arsenale di imposte specifiche (IVA, dazi d’importazione) si aggiunge agli eterni metodi del divieto per stabilire se un prodotto sia o meno un prodotto di lusso. Ed è spesso, del resto, il miglior metodo di definizione. I tentativi di definizione assoluta del lusso inciampano infatti sistematicamente sulla relatività sociologica di questo concetto. Il vecchio adagio «verità al di qua dei Pirenei, errore al di là» si applica perfettamente al lusso.

In queste condizioni non sorprende che il profondo rimaneggiamento della società occidentale nel XVIII secolo, nel quadro della filosofia dei Lumi e con le rivoluzioni americana e francese come principale conseguenza, abbia avuto una profonda incidenza sul lusso, tanto sul piano filosofico quanto su quello economico.