L'avventura dei mediatori di pietre preziose

Nel campo delle pietre preziose, come in altri, esistono esperti, all’erta per le belle scoperte, che sanno individuare, tra lotti importanti di pietre appena estratte dal suolo, il pezzo eccezionale che andrà ad arricchire un tesoro reale o, meglio ancora, diventerà il pezzo forte di un museo.

Jean Baptiste Tavernier

Jean Baptiste Tavernier (1605-1698) fu uno di loro. Figlio di un mercante di carte geografiche di Anversa rifugiatosi in Francia, scoprì attraverso la professione del padre un gusto appassionato per i viaggi. Già a 22 anni conosceva la maggior parte dell’Europa. Nel 1632 partì per l’Oriente, si unì a una carovana, arrivò a Isfahan e cominciò ad acquistare, in Persia, stoffe e pietre preziose per rivenderle in Francia. Sposò lo stesso anno la figlia di un gioielliere e seppe stimare le pietre preziose al loro giusto valore. Intraprese ancora numerosi viaggi in Persia, nelle Indie, a Sumatra, ecc., e accumulò un’immensa fortuna. Nel 1668 vendette a Luigi XIV, per 898 731 lire, gioielli tra i quali il famoso Diamante blu. Il re lo nobilitò per i servigi resi e, più in particolare, per ringraziarlo delle informazioni riportate dai suoi viaggi in un mondo poco conosciuto. Vivendo in grande stile, si rovinò rapidamente e dovette lasciare la Francia, dopo la revoca dell’Editto di Nantes.

L’elettore di Brandeburgo nominò Jean Baptiste Tavernier direttore di una compagnia commerciale nelle Indie; egli accettò e riprese la via dell’Asia. Ma contrasse una brutta influenza discendendo il Volga e morì nel 1689, all’età di 84 anni. I suoi racconti sulla Persia dello scià Abbas II (1633-1667) fanno ancora testo; a lungo considerato un semplice mercante, ha tuttavia lasciato documenti eccezionali su questa regione del mondo allora quasi sconosciuta agli Europei. Resta uno dei più grandi esperti di pietre preziose.

Harry Winston

Più vicino a noi, Harry Winston (1896-1978) fu soprannominato il Tavernier del XX secolo. Nato a New York, studiò gioielleria fin dall’età di 15 anni a Los Angeles, dove suo padre gestiva un negozio del genere. Fondò poi una piccola società a New York, stabilendo eccellenti relazioni con i banchieri e riuscendo a farsi accogliere dalla chiusissima società newyorkese. Fu il più importante commerciante di diamanti della sua epoca e passò la vita a viaggiare intorno al mondo per scoprire gemme celebri o diamanti grezzi nei quali intuiva future meraviglie.

Specialista delle grandi pietre preziose

Divenuto specialista delle pietre importanti, Winston fece tagliare i diamanti più grandi, come il Jonker (125,35 carati), ricavato insieme ad altre 12 pietre da un diamante grezzo di 726,60 carati, e la Star of Independence, a forma di goccia, di 75,52 carati, di un bianco eccezionale e pura, ricavata da un grezzo di 204,10 carati, così battezzata nel 1975 in onore del bicentenario degli Stati Uniti e venduta per 4 000 000 di dollari nella stessa settimana in cui il taglio fu completato;

Nel 1938 fu scoperto nello Stato del Minas Gerais, in Brasile, un diamante grezzo di 726,60 carati, chiamato Vargas in onore del presidente del Brasile allora in carica, che egli acquistò nel 1939, dopo molte peripezie, per la somma di 600 000 dollari e dal quale furono tagliate 29 pietre, tra cui una di 48,26 carati, l’attuale Vargas, ritagliato a 44,17 carati nel 1958 per renderlo puro.

Nel 1953 fu la volta dell’acquisto di una pietra grezza di 154,50 carati proveniente dal Sudafrica, dalla quale Harry Winston ricavò una goccia di 62,05 carati, il Winston, ceduto al re dell’Arabia Saudita, che glielo restituì nel 1960; egli ritagliò allora il Winston a 61,80 carati per appaiarlo al diamante a goccia di 58,60 carati detto Luigi XIV; queste due pietre, montate a orecchini nel 1953 per la signora Eleanor Loder, furono infine rivendute nel 1981 a Ginevra per 7 300 000 dollari;

Nel 1972 fece tagliare uno dei più grandi diamanti grezzi mai scoperti, di 968,90 carati, proveniente dalla miniera Dimico in Sierra Leone; la Stella della Sierra Leone che ne fu ricavata era un taglio smeraldo di 143,20 carati, ridotto a 35,52 carati per ottenere un diamante puro e di un bianco eccezionale.

Nel 1974, mentre negoziava con Henri Oppenheimer, presidente del gruppo De Beers, l’acquisto di un lotto di diamanti grezzi da 24 500 000 dollari, l’acquisto di grezzo fino ad allora più importante della storia del diamante da gioielleria, concluso in meno di un minuto, Winston chiese qualcosa per addolcire l’affare, com’è d’uso: Oppenheimer tirò allora fuori dalla tasca un diamante grezzo di 180,80 carati e lo fece rotolare sul tavolo: Winston lo afferrò e disse semplicemente: «Grazie.» Ne furono ricavati cinque diamanti: il più grande, un taglio smeraldo di 45,31 carati, fu battezzato per l’occasione The Deal Sweetener (il dolcificante dell’affare).

Winston acquistò anche diamanti storici come la Briolette delle Indie (90,38 carati), l’Occhio dell’Idolo (70,20 carati) o il celeberrimo Diamante Blu detto anche Hope (45,52 carati), di cui divenne proprietario nell’aprile 1949, insieme a un insieme di altri 73 gioielli appartenuti alla signora MacLean, scomparsa il 26 aprile 1947; questo insieme (tra cui la Stella del Sud di 15,28 carati, ritagliata in seguito a 14,37 carati, e il MacLean di 31 carati) gli fu ceduto per un milione di dollari. Donò l’Hope alla Smithsonian Institution di Washington nel 1958.