Le sfide degli allevamentiperliferi
Allevare centinaia di migliaia di ostriche, selezionarne la genetica, incassare un tifone, una marea rossa o un'asta fallita : la perlicoltura è un'agricoltura ad alto rischio. Ecco che cosa minaccia davvero un allevamento perlifero.
La perlicoltura tratta col vivente. Un ciclo dura dai tre ai cinque anni, e tutto può accadere fra l'innesto e la raccolta: un predatore, un grado di troppo nell'acqua, un crollo delle quotazioni. È questo a rendere difficile il mestiere, e rara la bella perla.
Dalla pesca selvatica all'acquacoltura
I primi allevamenti perliferi hanno formato il proprio patrimonio a partire dalle risorse naturali. Allevamenti che contano centinaia di migliaia di ostriche si sono dunque presto trovati di fronte alla rarefazione dell'animale in natura.
Si ascolta sempre con stupore Jacques Branellec, pioniere della coltura perlifera in Polinesia, raccontare come pilotasse il suo vecchio idrovolante per recuperare di atollo in atollo mastelli di ostriche pescate dai polinesiani, e trasportare al tempo stesso donne incinte verso gli ospedali.
Questo prelievo di pintadine selvatiche ebbe vita breve. L'acquacoltura assicura ormai la quasi totalità del patrimonio polinesiano. Non è ancora il caso dell'Australia, che impone quote di pesca di ostriche selvatiche Pinctada maxima : circa il 50 % delle perle australiane proviene ancora da ostriche selvatiche.
Come nasce un'ostrica perlifera
Un metodo tradizionale, usato da un secolo, consiste nel recuperare il novellame: le giovani ostriche. Nascono dalla fecondazione, nell'acqua di mare, delle uova liberate dalle femmine e dello sperma rilasciato dai maschi. Le uova fecondate si trasformano rapidamente in larve mobili : è lo stadio planctonico, che dura circa un mese.
Quando spunta loro un « piede » e si forma l'embrione di conchiglia si parla di stadio di novellame. Le giovani ostriche si fissano su collettori, un tempo frascame, oggi masse di strisce di plastica intrecciate e ingabbiate, sospesi a cavi. Vi crescono a grappoli : sono i giovanili.
Il rimescolamento genetico fra atolli
Nella Polinesia francese i giovanili sono scambiati da un atollo all'altro, avendo certi grandi allevamenti più capacità di raccolta delle piccole aziende. Gli atolli chiusi si prestano particolarmente bene a captare il novellame, mentre gli atolli dotati di almeno un passaggio aperto sull'oceano sono più propizi alla coltura.
Questi scambi favoriscono un rimescolamento genetico necessario alla qualità e alla resistenza delle ostriche. La consanguineità resta malgrado tutto un problema : nella maggior parte degli allevamenti si pescano ostriche selvatiche per apportare un capitale genetico nuovo.
Il ciclo interamente fuori dall'oceano
Fecondazione in vasca
La liberazione dello sperma e delle uova è condotta in vasca e la fecondazione è controllata. Sono shock termici a innescare nell'ostrica il processo riproduttivo.
Crescita larvale
Le larve sono distribuite in vasche dove crescono liberamente fino allo stadio di novellame, poi trasferite verso vasche contenenti collettori su cui fissarsi.
Nutrizione in laboratorio
Il nutrimento è interamente controllato : laboratori di nutrizione coltivano il fitoplancton che alimenta il novellame. Si tratta di operazioni in vitro.
Zero predatori
Il ciclo è sotto controllo da capo a fondo. Gli animali, allo stadio larvale come a quello giovanile, sono inaccessibili ai loro predatori naturali.
Selezione dei riproduttori
Le tecniche genetiche permettono di scegliere i riproduttori secondo la loro resistenza e la qualità del loro madreperla: una leva che la pesca selvatica non offre.
Un costo riservato ai grandi
Queste tecniche hanno un costo importante ed esigono una competenza oggi inaccessibile a molti allevamenti. Solo le grandi compagnie possono permettersele.
L'albero genealogico delle ostriche
Le linee genetiche sono seguite e determinano la scelta dei « genitori ». Ogni ostrica possiede una marcatura che permette di collocarla in un albero genealogico recante le indicazioni di qualità.
La società filippina Jewelmer, con le sue ostriche dalle labbra dorate, dispone di molluschi interamente prodotti in vivai controllati. L'australiana Atlas South Sea Pearl, che gestisce un allevamento di Pinctada maxima a nord di Bali, deve molto al suo direttore scientifico Joseph Taylor, biologo marino appassionato di riproduzione delle ostriche : seleziona secondo un pedigree perfettamente tracciato, qualità del madreperla, velocità di crescita, resistenza all'operazione di innesto. A Tahiti sono sforzi governativi a finanziare ricerche simili, a beneficio di tutti gli allevamenti.
Ciò che può distruggere una raccolta
Un prodotto di lusso, dunque un mercato incerto
La perla è un prodotto di lusso e di moda. La giovane generazione non le è spontaneamente favorevole : il filo di perle classico veicola un'immagine fuori moda. La creazione di gioielli nuovi è una necessità, ma questi gioielli valorizzano spesso una perla unica. Una collana consuma una cinquantina di perle ; un ciondolo solitario, una sola.
Vi si aggiunge un effetto a forbice : i costi di produzione delle grandi perle, quelle di Tahiti e dei mari del Sud, sono elevati, mentre il mercato è tirato verso il basso, in qualità come in prezzo, dalle perle d'acqua dolce cinesi, prodotte a centinaia di tonnellate a costi irrisori. Vedi il meglio e il peggio della perla d'acqua dolce.
Ciò che si è giocato a partire dal 2008
La vendita di Hong Kong
Un'asta disastrosa di perle a Hong Kong : i prezzi offerti sono in caduta libera, mettendo in pericolo tutta la filiera perlifera polinesiana, le cui risorse sono limitate.
La crisi colpisce le liquidità
La contrazione brutale del mercato prosciuga le liquidità e spinge gli allevamenti a raccogliere prima e più in fretta, a scapito dello spessore dello strato di madreperla. Le somme destinate alla ricerca si fanno rare proprio quando bisognerebbe sperimentare di più.
Il distacco in cifre
Nel primo semestre 2008, 3 175 409 perle vendute, contro 4 366 784 nello stesso periodo del 2007. Il 2009 è ben peggiore.
La filiera si ricompone
Il turismo polinesiano, l'altra fonte di reddito, cade anch'esso molto in basso: voli cari, costo della vita elevato. Molti allevamenti spariscono. Sopravvivono i grandi, e forse i piccoli che si accontentano di manodopera familiare.
Domande sugli allevamenti perliferi
Quanto vive un'ostrica perlifera prima della raccolta ?
Lo stadio planctonico dura circa un mese, poi vengono il novellame e il giovanile. Fra l'innesto e la raccolta bisogna poi contare dai due ai quattro anni per Tahiti, di più per i mari del Sud.
Le ostriche perlifere si pescano ancora allo stato selvatico ?
In Polinesia l'acquacoltura assicura la quasi totalità del patrimonio. In Australia invece restano quote di pesca : circa il 50 % delle perle australiane proviene da ostriche selvatiche. La pesca selvatica serve inoltre ovunque a rinnovare il capitale genetico.
Perché la consanguineità è un problema ?
Perché indebolisce la resistenza delle ostriche e la qualità del loro madreperla. Gli allevamenti scambiano giovanili da un atollo all'altro e reintroducono ostriche selvatiche proprio per evitarla.
Che cosa minaccia di più un allevamento perlifero ?
Il vivente e il clima anzitutto: tifoni, maree rosse, riscaldamento delle acque, malattie dell'ostrica. Il mercato poi : un'asta fallita può mettere in pericolo un'intera filiera, come nel 2008.