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Perle di Tahiti

Perle di Tahiti

Perle di Tahiti

...le polinesiane

Le perle coltivate di Tahiti

Introduzione alle perle di Tahiti

Le perle coltivate di Tahiti sono entrate a far parte del mondo delle perle in un'epoca abbastanza recente.

Furono messe nel mercato mondiale intorno agli anni '70 presentando un aspetto decisamente nuovo e singolare se paragonato alle tradizionali perle coltivate che in tutti i casi sortiscono comunque un effetto stupefacente sulla clientela.

Dalla superficie lucida a specchio riflettono l'immagine di chi le guarda. Il loro stesso nome evoca immagini esotiche e spiagge romantiche affcciate su oceani con acque cristalline e di splendide giornate soleggiate che si alternano a notti tropicali.

Perle "nere" di Tahiti 

Perle dalle colorazioni scure 

Alla loro prima apparizione a livello internazionale furono chiamate perle nere perche caratterizzate da tinte particolarmente scure. Da allora forti campagne pubblicitarie hanno portato i consumatori ad associare le perle di Tahiti al nero mentre le Akoya al bianco.Perle nere di Tahiti sferiche

Malgrado il legame attribuitole non è tecnicamente esatto chiamarle "perle nere di Tahiti" per due motivi: il primo è legato al fatto che generalmente la loro coltura non avviene a Tahiti (dove risiede il più grande mercato di queste perle) ma lungo tutte le coste minori della Polinesia Francese. In secondo luogo, e più importante, la loro gamma di colori è molto vasta comprendendo una sorprendente varietà di sfumature del grigio, del blu, del verde e del marrone.

L'ostrica dal labbro nero 

Molluschi produttori di perle di Tahiti 

Le perle coltivate di Tahiti si formano all'interno del corpo di un mollusco bivalve, comunemente conosciuta con il nome di "ostrica dal labbro nero". Scientificamente nota sotto il nome di Pinctada Margaritifera cumingi, è originaria della Polinesia francese. Tra le caratteristiche che contraddistinguono questa specie di molluschi dalle altre è il colore della superficie interna della conchiglia. Il bordo interno delle valve è di colore nero, così come le estremità (o "labbra") del tessuto del suo mantello, che le hanno procurano l'originale nominativo di "ostrica dalle labbra nere".

Esistono altre varietà di P. Margaritifera disseminate nei fondali oceanici che vanno dal Golfo Persico a quello della California. Nel 1998 la CIBJO (Confederazione Internazionale della gioielleria, argenteria, diamenti, perle e pietre preziose) decise di adottare per tutte le perle coltivate da P. Margaritifera il termine "perle coltivate di Tahiti" (indipendentemente dalla zona di effettiva coltivazione).

Nel suo ambiente naturale quest'ostrica può raggiungere i 30 anni di età, 30 cm di diametro ed un peso di circa 5 chilogrammi. Nel suo maggiore periodo produttivo (tra i 5 ed i 7 anni), quest'ostrica raggiunge un diametro che va dai 15 ai 20 cm.

La Polinesia Francese e le sue isole 

La ricchezza di queste terre

Con l'isola di Tahiti vediamo il principale centro commerciale di tutta la Polinesia Francese. Situata a 17° di latitudine sud ed a 150° di longitudine ovest. La Polinesia Francese è composta da 5 arcipelaghi che sono: le isole Marchesi, le isole della Società, le isole Gambier, le isole Australi e l'arcipelago di Tuamotu (in totale 130 isole distribuite su di una superficie complessiva di solamente 4000 kmq circa).

La coltivazione delle perle di Tahiti avviene principalmente nelle lagune dell'arcipelago di Tuamotu e nelle isole Gambier. Manihi (arcipelago di Tuamotu), una piccola isola dove si svolge l'attività di coltivazione, si trova a più di 300 miglia da Tahiti. Mangareva che fa parte delle isole Gambier, si trova invece a 1000 miglia a sud est di Tahiti.Allevamenti perliferi perle di Tahiti

La stragrande maggioranza di queste piccole isole che vedono praticate la coltivazione delle perle, spesso è difficilmente raggiungibile e sono raggiungibili tramite imbarcazioni ed idroplani. La loro posizione isolata le ha costrette a rendersi autonome; l'energia viene generata tramite grossi pannelli solari, inoltre, gli abitanti del posto, provvedono alla coltivazione di ortaggi ed all'allevamento di animali per provvedere al loro fabbisogno quotidiano.

La coltivazione delle perle avviene generalmente negli atolli nelle acque lagunari, con acque relativamente calme, poco profonde e particolarmente ricche di sostanze nutritive.

Storia delle perle di Tahiti

L'arrivo dei colonizzatori europei 

Non esistono testimonianze scritte che confermino l'uso delle perle come ornamento personale nelle popolazioni polinesiane. Siamo solo a conoscenza del fatto che si praticava la pesca delle ostriche dalle labbra nere, le quali conchiglie risultavano utili nella fabbricazione di oggetti ornamentali o gli ami per la pesca.

Ferdinando Magellano fu il primo tra gli europei a raggiungere la Polinesia Francese nel 1521, in occasione della prima circumnavigazione del globo. Nel 1767, l'esploratore inglese Samuel Willis fu il primo a sbarcare sull'isola di Tahiti, seguito dal capitano francese Louis Antoine de Bouganville, nel 1768 dall'esploratore inglese James Cook, nel 1769

E fu proprio al loro arrivo che ebbe inizio lo sfruttamento delle conchiglie di madreperla e delle perle. Dapprima le ostriche perlifere era possibile trovarle in abbondanza (anche nei bassi fondali marini che circondavano le isole), ma dopo la raccolta indiscriminata di quegli anni ci sono sempre stai più problemi nel reperirle. Nel 1850 erano già divenute vere e proprie rarità.Perle di Tahiti Tuamotu

Salvaguardia dei molluschi perliferi

Una risorsa in serio pericolo 

Nella fine dell'800, il Dr. Bouchon-Brandely (segretario del Collegio di Francia), dopo essersi recato in Polinesia Francese per studiare le condizioni delle ostriche e della pesca delle perle, nel 1885 propose alcune soluzioni per risollevare la tragica situazione (regolamentare una stagione di pesca, vietare la pesca delle ostriche a rischio e provvedere alla raccolta delle larve da allevare). Egli fu anche uno dei primi a sperimentare la coltura delle perle servendosi della Pinctada Margaritifera. Da notare la sua lungimiranza che purtroppo non diede buoni frutto dato che all'epoca non venne preso in considerazione
.
Nel 1953, lo studioso di molluschi Gilbert Ranson, ricalcando le idee di Bouchon-Brandely, propose di creare riserve naturalicontrollate all'interno delle lagune e la raccolta delle larve da allevare fino alla loro maturità.

Coltivazione e Commercializzazione delle perle di Tahiti

Gli inizi della coltura e del commercio in Polinesia Francese 

Nel 1960, il veterinario Jean-Marie Domard cominciò a studiare un metodo per coltivare le perle della Polinesia Francese utilizzando la Pinctada Margaritifera. Nel 1962 assunse un tecnico cinese (esperto di innesti) per eseguire l'operazione chirurgica su 5000 esemplari. Tre anni dopo potè estrarre circa 1000 perle coltivate di qualità eccellente.

Nel 1966 fu fondata la prima azienda di coltura perlifera dai fratelli Jaques e Hubert Rosenthal nell'atollo di Manihi. Qui coltivarono per un primo tempo delle perle blister e successivamente perle intere. L'unico problema era rappresentato dalla difficoltà nel produrre un grande numero di perle infatti fino alla seconda metà degli anni '70 le perle di Tahiti non erano conosciute al di fuori della Polinesia Francese.

La figura di spicco nella creazione di un mercato mondiale delle perle coltivate di Tahiti fu Jean-Claude Brouillet, che nel 1975, dopo aver acquistato l'atollo di South Marutea (950 miglia a sud est di Tahiti), strinse un rapporto un rapporto di collaborazione con Salvador Assael, famosissimo commerciante di perle dell'epoca.

Assael, preoccupandosi della produzione, fece traferire nell'azienda di Brouillet alcuni tecnici specializzati nella coltura delle perle (al fine di migliorare la qualità del prodotto). Sarebbe stata necessaria un'altra prova inconfutabile per stabilire l'origine delle perle (e che non si trattasse di perle nere Giapponesi trattate). Vennero sottoposti degli esemplari di perle di Tahiti al Gem Trade Laboratory del GIA. Dopo aver esaminato il prodotto, venne emesso un rapporto testimoniante l'origine naturale della loro colorazione. 

Lo sviluppo scientifico permise di eliminare l'ultimo ostacolo legato alle quantità producendo nel 1984 esattamente 112183 grammi per un valore di 2.7 milioni di dollari. Quando la società fu venduta al coltivatore Robert Wan ci fu un netto miglioramento, arrivando nel 1996 con una produzione dal valore superiore ai 152 milioni di dollari.

L'ambiente lagunare 

Dove nascono le perle 

Nel territorio della Polinesia Francese, le lagune chiuse rappresentano l'ambiante ideale alla coltura delle ostriche produttrici di perle. Consiste in un tratto di mare circondato per intero dalla barriera corallina che offre pochi sbocchi per le correnti ed il riflusso delle acque oceaniche. Un ambiente così stabile offre ai coltivatori l'occasione di riuscire ad agire nella pulizia dei molluschi e per il processo di coltivazione. Inoltre le uova sono al riparo dalle correnti evitando di essere smarrite. Ed infine le strutture e le attrezzature sono al riparo dagli agenti atmosferici.

Allevamento e raccolto 

Fasi della coltura perlifera 

Nei primi giorni estivi le aziende perlifere immergono delle reti per catturare le larve. Queste reti rimarranno immerse fino a Dicembre (3/4 mt) che risulta essere il momento più propizio per issarle in superficie e prelevare le larve (i molluschi avranno gia sviluppato la conchiglia).

Dopo la raccolta e la suddivisione in base alle dimensioni, le larve negono nuovamente calate ad una profondità di 7 metri e sospese in ceste per merito di cavi d'accaio collegati a dei galleggianti (per evitare di essere attaccati dai loro predatori naturali).Pesca delle ostriche dei mari del sud - Polinesia

In questo periodo le ceste saranno issate per periodiche pulizie delle conchiglie (ogni 3 mesi). Raggiunti i 5/7 cm le ostriche sono pronte per essere fissate con un filo (tramite foro nella cerniera). Rimarranno tali fino ai 7/13mm, momento propizio per praticare l'innesto.

L'innesto ed estrazione

Pratica chirurgica della coltura perlifera

L'innesto risulta essere la fase più delicata del processo. Nonostante qualche polinesiano sia in grado di praticarlo, generalmente il compito arduo viene lasciato agli specialisti giapponesi. Dovo aver scelto gli esemplari più sani e con le gonadi migliori. In acque costiere più calde il mollusco è stimolato e rilascia le uova lasciando le gonadi vuote con lo spazio necessario per accogliere l'innesto. 

La conchiglia viene collocata su di un apposito supporto dal tecnico che, con destrezza ed abilità, decide le dimensioni del nucleo da inserire (in base alle gonadi). Viene praticata una piccola incisione dove sarà inserito il frammento di tessuto del mantello di un donatore che dovrà aderire al mantello ed alla perla, nella parte interna. Dopo aver richiuso la ferita con del muco secretato dall'animale ed aver estratto il cuneo, l'animale si richiude ed è pronto per essere inserito in particolari contenitori in attesa di tornare in mare.Estrazione delle perle di Tahiti

Oltre il 50% delle ostriche muore o rigetta il nucleo rendendo particolarmente difficile questa coltura. Nelle sopravvissute, il tessuto innestato avolge il nucleo creando una specie di sacca per poi iniziare a secernere secrezioni calcaree (2 anni); la causa nel nacre. 

Tra maggio e novembre avviene il raccolto delle perle di Tahiti. Alcune vengono rinucleate, altre (a seguito di 2 nucleazioni) vengono rilasciate in mare mentre altre serviranno alla produzione di perle blister.

Non appena estratte, le perle di Tahiti presentano un aspetto leggermente offuscato. Saranno infatti lavate in acqua dolce e subiranno un processo di lucidatura (burratura) che le rendera invidiabili.

Caratteristiche delle perle di Tahiti 

Ciò che le rende speciali

Note per le loro tinte scure che nella maggior parte dei casi superano le aspettative dello spettatore lasciandolo estasiato, il colore principale è il pavone che racchiude sfumature cha venno dal grigio al blu e dal grigio al verde. Sono famose anche per le loro dimensioni: in media dagli 8 ai 14 mm ed in casi rari anche oltre i 18 mm. Sono generalmente meno rotonde delle perle Akoya rendendo il valore di una perla di Tahiti perfettamente rotondo elevatissimo. Sono molto apprezzate le perle barocche nella composizione di collane del tutto esclusive ed alla moda.

In alcuni casi queste perle riscontrano una lucentezza eccellente esclusivamente naturale che assume una colorazione metallica. Questa abbinata ad un colore di superficie cangiante conferisce alle perle un carattere molto esotico.

Le perle coltivate di Tahiti

Introduzione alle perle di Tahiti

Le perle coltivate di Tahiti sono entrate a far parte del mondo delle perle in un'epoca abbastanza recente.

Furono messe nel mercato mondiale intorno agli anni '70 presentando un aspetto decisamente nuovo e singolare se paragonato alle tradizionali perle coltivate che in tutti i casi sortiscono comunque un effetto stupefacente sulla clientela.

Dalla superficie lucida a specchio riflettono l'immagine di chi le guarda. Il loro stesso nome evoca immagini esotiche e spiagge romantiche affcciate su oceani con acque cristalline e di splendide giornate soleggiate che si alternano a notti tropicali.

Perle "nere" di Tahiti 

Perle dalle colorazioni scure 

Alla loro prima apparizione a livello internazionale furono chiamate perle nere perche caratterizzate da tinte particolarmente scure. Da allora forti campagne pubblicitarie hanno portato i consumatori ad associare le perle di Tahiti al nero mentre le Akoya al bianco.Perle nere di Tahiti sferiche

Malgrado il legame attribuitole non è tecnicamente esatto chiamarle "perle nere di Tahiti" per due motivi: il primo è legato al fatto che generalmente la loro coltura non avviene a Tahiti (dove risiede il più grande mercato di queste perle) ma lungo tutte le coste minori della Polinesia Francese. In secondo luogo, e più importante, la loro gamma di colori è molto vasta comprendendo una sorprendente varietà di sfumature del grigio, del blu, del verde e del marrone.

L'ostrica dal labbro nero 

Molluschi produttori di perle di Tahiti 

Le perle coltivate di Tahiti si formano all'interno del corpo di un mollusco bivalve, comunemente conosciuta con il nome di "ostrica dal labbro nero". Scientificamente nota sotto il nome di Pinctada Margaritifera cumingi, è originaria della Polinesia francese. Tra le caratteristiche che contraddistinguono questa specie di molluschi dalle altre è il colore della superficie interna della conchiglia. Il bordo interno delle valve è di colore nero, così come le estremità (o "labbra") del tessuto del suo mantello, che le hanno procurano l'originale nominativo di "ostrica dalle labbra nere".

Esistono altre varietà di P. Margaritifera disseminate nei fondali oceanici che vanno dal Golfo Persico a quello della California. Nel 1998 la CIBJO (Confederazione Internazionale della gioielleria, argenteria, diamenti, perle e pietre preziose) decise di adottare per tutte le perle coltivate da P. Margaritifera il termine "perle coltivate di Tahiti" (indipendentemente dalla zona di effettiva coltivazione).

Nel suo ambiente naturale quest'ostrica può raggiungere i 30 anni di età, 30 cm di diametro ed un peso di circa 5 chilogrammi. Nel suo maggiore periodo produttivo (tra i 5 ed i 7 anni), quest'ostrica raggiunge un diametro che va dai 15 ai 20 cm.

La Polinesia Francese e le sue isole 

La ricchezza di queste terre

Con l'isola di Tahiti vediamo il principale centro commerciale di tutta la Polinesia Francese. Situata a 17° di latitudine sud ed a 150° di longitudine ovest. La Polinesia Francese è composta da 5 arcipelaghi che sono: le isole Marchesi, le isole della Società, le isole Gambier, le isole Australi e l'arcipelago di Tuamotu (in totale 130 isole distribuite su di una superficie complessiva di solamente 4000 kmq circa).

La coltivazione delle perle di Tahiti avviene principalmente nelle lagune dell'arcipelago di Tuamotu e nelle isole Gambier. Manihi (arcipelago di Tuamotu), una piccola isola dove si svolge l'attività di coltivazione, si trova a più di 300 miglia da Tahiti. Mangareva che fa parte delle isole Gambier, si trova invece a 1000 miglia a sud est di Tahiti.Allevamenti perliferi perle di Tahiti

La stragrande maggioranza di queste piccole isole che vedono praticate la coltivazione delle perle, spesso è difficilmente raggiungibile e sono raggiungibili tramite imbarcazioni ed idroplani. La loro posizione isolata le ha costrette a rendersi autonome; l'energia viene generata tramite grossi pannelli solari, inoltre, gli abitanti del posto, provvedono alla coltivazione di ortaggi ed all'allevamento di animali per provvedere al loro fabbisogno quotidiano.

La coltivazione delle perle avviene generalmente negli atolli nelle acque lagunari, con acque relativamente calme, poco profonde e particolarmente ricche di sostanze nutritive.

Storia delle perle di Tahiti

L'arrivo dei colonizzatori europei 

Non esistono testimonianze scritte che confermino l'uso delle perle come ornamento personale nelle popolazioni polinesiane. Siamo solo a conoscenza del fatto che si praticava la pesca delle ostriche dalle labbra nere, le quali conchiglie risultavano utili nella fabbricazione di oggetti ornamentali o gli ami per la pesca.

Ferdinando Magellano fu il primo tra gli europei a raggiungere la Polinesia Francese nel 1521, in occasione della prima circumnavigazione del globo. Nel 1767, l'esploratore inglese Samuel Willis fu il primo a sbarcare sull'isola di Tahiti, seguito dal capitano francese Louis Antoine de Bouganville, nel 1768 dall'esploratore inglese James Cook, nel 1769

E fu proprio al loro arrivo che ebbe inizio lo sfruttamento delle conchiglie di madreperla e delle perle. Dapprima le ostriche perlifere era possibile trovarle in abbondanza (anche nei bassi fondali marini che circondavano le isole), ma dopo la raccolta indiscriminata di quegli anni ci sono sempre stai più problemi nel reperirle. Nel 1850 erano già divenute vere e proprie rarità.Perle di Tahiti Tuamotu

Salvaguardia dei molluschi perliferi

Una risorsa in serio pericolo 

Nella fine dell'800, il Dr. Bouchon-Brandely (segretario del Collegio di Francia), dopo essersi recato in Polinesia Francese per studiare le condizioni delle ostriche e della pesca delle perle, nel 1885 propose alcune soluzioni per risollevare la tragica situazione (regolamentare una stagione di pesca, vietare la pesca delle ostriche a rischio e provvedere alla raccolta delle larve da allevare). Egli fu anche uno dei primi a sperimentare la coltura delle perle servendosi della Pinctada Margaritifera. Da notare la sua lungimiranza che purtroppo non diede buoni frutto dato che all'epoca non venne preso in considerazione
.
Nel 1953, lo studioso di molluschi Gilbert Ranson, ricalcando le idee di Bouchon-Brandely, propose di creare riserve naturalicontrollate all'interno delle lagune e la raccolta delle larve da allevare fino alla loro maturità.

Coltivazione e Commercializzazione delle perle di Tahiti

Gli inizi della coltura e del commercio in Polinesia Francese 

Nel 1960, il veterinario Jean-Marie Domard cominciò a studiare un metodo per coltivare le perle della Polinesia Francese utilizzando la Pinctada Margaritifera. Nel 1962 assunse un tecnico cinese (esperto di innesti) per eseguire l'operazione chirurgica su 5000 esemplari. Tre anni dopo potè estrarre circa 1000 perle coltivate di qualità eccellente.

Nel 1966 fu fondata la prima azienda di coltura perlifera dai fratelli Jaques e Hubert Rosenthal nell'atollo di Manihi. Qui coltivarono per un primo tempo delle perle blister e successivamente perle intere. L'unico problema era rappresentato dalla difficoltà nel produrre un grande numero di perle infatti fino alla seconda metà degli anni '70 le perle di Tahiti non erano conosciute al di fuori della Polinesia Francese.

La figura di spicco nella creazione di un mercato mondiale delle perle coltivate di Tahiti fu Jean-Claude Brouillet, che nel 1975, dopo aver acquistato l'atollo di South Marutea (950 miglia a sud est di Tahiti), strinse un rapporto un rapporto di collaborazione con Salvador Assael, famosissimo commerciante di perle dell'epoca.

Assael, preoccupandosi della produzione, fece traferire nell'azienda di Brouillet alcuni tecnici specializzati nella coltura delle perle (al fine di migliorare la qualità del prodotto). Sarebbe stata necessaria un'altra prova inconfutabile per stabilire l'origine delle perle (e che non si trattasse di perle nere Giapponesi trattate). Vennero sottoposti degli esemplari di perle di Tahiti al Gem Trade Laboratory del GIA. Dopo aver esaminato il prodotto, venne emesso un rapporto testimoniante l'origine naturale della loro colorazione. 

Lo sviluppo scientifico permise di eliminare l'ultimo ostacolo legato alle quantità producendo nel 1984 esattamente 112183 grammi per un valore di 2.7 milioni di dollari. Quando la società fu venduta al coltivatore Robert Wan ci fu un netto miglioramento, arrivando nel 1996 con una produzione dal valore superiore ai 152 milioni di dollari.

L'ambiente lagunare 

Dove nascono le perle 

Nel territorio della Polinesia Francese, le lagune chiuse rappresentano l'ambiante ideale alla coltura delle ostriche produttrici di perle. Consiste in un tratto di mare circondato per intero dalla barriera corallina che offre pochi sbocchi per le correnti ed il riflusso delle acque oceaniche. Un ambiente così stabile offre ai coltivatori l'occasione di riuscire ad agire nella pulizia dei molluschi e per il processo di coltivazione. Inoltre le uova sono al riparo dalle correnti evitando di essere smarrite. Ed infine le strutture e le attrezzature sono al riparo dagli agenti atmosferici.

Allevamento e raccolto 

Fasi della coltura perlifera 

Nei primi giorni estivi le aziende perlifere immergono delle reti per catturare le larve. Queste reti rimarranno immerse fino a Dicembre (3/4 mt) che risulta essere il momento più propizio per issarle in superficie e prelevare le larve (i molluschi avranno gia sviluppato la conchiglia).

Dopo la raccolta e la suddivisione in base alle dimensioni, le larve negono nuovamente calate ad una profondità di 7 metri e sospese in ceste per merito di cavi d'accaio collegati a dei galleggianti (per evitare di essere attaccati dai loro predatori naturali).Pesca delle ostriche dei mari del sud - Polinesia

In questo periodo le ceste saranno issate per periodiche pulizie delle conchiglie (ogni 3 mesi). Raggiunti i 5/7 cm le ostriche sono pronte per essere fissate con un filo (tramite foro nella cerniera). Rimarranno tali fino ai 7/13mm, momento propizio per praticare l'innesto.

L'innesto ed estrazione

Pratica chirurgica della coltura perlifera

L'innesto risulta essere la fase più delicata del processo. Nonostante qualche polinesiano sia in grado di praticarlo, generalmente il compito arduo viene lasciato agli specialisti giapponesi. Dovo aver scelto gli esemplari più sani e con le gonadi migliori. In acque costiere più calde il mollusco è stimolato e rilascia le uova lasciando le gonadi vuote con lo spazio necessario per accogliere l'innesto. 

La conchiglia viene collocata su di un apposito supporto dal tecnico che, con destrezza ed abilità, decide le dimensioni del nucleo da inserire (in base alle gonadi). Viene praticata una piccola incisione dove sarà inserito il frammento di tessuto del mantello di un donatore che dovrà aderire al mantello ed alla perla, nella parte interna. Dopo aver richiuso la ferita con del muco secretato dall'animale ed aver estratto il cuneo, l'animale si richiude ed è pronto per essere inserito in particolari contenitori in attesa di tornare in mare.Estrazione delle perle di Tahiti

Oltre il 50% delle ostriche muore o rigetta il nucleo rendendo particolarmente difficile questa coltura. Nelle sopravvissute, il tessuto innestato avolge il nucleo creando una specie di sacca per poi iniziare a secernere secrezioni calcaree (2 anni); la causa nel nacre. 

Tra maggio e novembre avviene il raccolto delle perle di Tahiti. Alcune vengono rinucleate, altre (a seguito di 2 nucleazioni) vengono rilasciate in mare mentre altre serviranno alla produzione di perle blister.

Non appena estratte, le perle di Tahiti presentano un aspetto leggermente offuscato. Saranno infatti lavate in acqua dolce e subiranno un processo di lucidatura (burratura) che le rendera invidiabili.

Caratteristiche delle perle di Tahiti 

Ciò che le rende speciali

Note per le loro tinte scure che nella maggior parte dei casi superano le aspettative dello spettatore lasciandolo estasiato, il colore principale è il pavone che racchiude sfumature cha venno dal grigio al blu e dal grigio al verde. Sono famose anche per le loro dimensioni: in media dagli 8 ai 14 mm ed in casi rari anche oltre i 18 mm. Sono generalmente meno rotonde delle perle Akoya rendendo il valore di una perla di Tahiti perfettamente rotondo elevatissimo. Sono molto apprezzate le perle barocche nella composizione di collane del tutto esclusive ed alla moda.

In alcuni casi queste perle riscontrano una lucentezza eccellente esclusivamente naturale che assume una colorazione metallica. Questa abbinata ad un colore di superficie cangiante conferisce alle perle un carattere molto esotico.


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