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Perle di Tahiti

Il prodotto

Le perle coltivate di Tahiti sono entrate a far parte del mondo delle perle in un'epoca abbastanza recente. Messe sul mercato intorno agli anni '70 si distinsero per un aspetto decisamente nuovo e singolare se paragonato alle tradizionali perle coltivate. Il loro stesso nome evoca immagini esotiche e spiagge romantiche affacciate su oceani con acque cristalline e di splendide giornate soleggiate che si alternano a notti tropicali.

Caratteristiche

Fin dalla loro prima comparsa furono chiamate perle nere perché caratterizzate da tinte particolarmente scure. Da allora, forti campagne pubblicitarie hanno portato i consumatori ad associare le perle di Tahiti al nero mentre le Akoya al bianco. Malgrado il legame attribuitole non è tecnicamente esatto chiamarle perle nere di Tahiti, in primis perché la loro coltura non avviene a Tahiti (dove risiede il più grande mercato di queste perle) ma lungo tutte le coste minori della Polinesia Francese, in secondo luogo perché presentano una gamma di colori molto vasta con sorprendenti varietà di sfumature del grigio, del blu, del verde e del marrone. 

Le perle di Tahiti sono famose anche per le dimensioni che in media vanno dagli 8 ai 14 mm e, in casi rari, anche oltre i 18 mm. Generalmente meno sferiche delle perle Akoya, le perle di Tahiti perfettamente rotonde sono molto rare e il loro valore è particolarmente elevato. Maggiormente disponibili di forma barocca, sono molto apprezzate se di forma cerchiata. Con uno spessore del nacre di circa 2mm, le perle coltivate di Tahiti presentano una lucentezza eccellente, in grado di estasiare se metallica e abbinata a un colore di superficie cangiante.

Per la classificazione di queste perle, consulta la guida sulla qualità delle perle di Tahiti.

La perlicoltura

La Polinesia Francese e le sue isole

La Polinesia Francese è composta da 5 arcipelaghi che sono: le isole Marchesi, le isole della Società (tra cui Tahiti), le isole Gambier, le isole Australi e l'arcipelago di Tuamotu per un totale 130 isole distribuite su di una superficie complessiva di solamente 4000 km², circa.

La coltivazione delle Perle di Tahiti avviene principalmente nelle lagune dell'arcipelago di Tuamotu e nelle isole Gambier. Per avere un’idea delle distanze coinvolte basti pensare che Manihi, una piccola isola dove si svolge l'attività di coltivazione e. He fa parte dell’arcipelago di Tuamotu, si trova a più di 300 miglia da Tahiti. Mangareva, un’altra isola dove si pratica la coltivazione e che fa parte delle isole Gambier, si trova invece a 1.000 miglia a sud est di Tahiti. La stragrande maggioranza di queste piccole isole che vedono praticate la coltivazione delle perle, spesso è difficilmente raggiungibile se non tramite imbarcazioni e idroplani. La loro posizione isolata, inoltre, le costringe ad essere autosufficienti. L’energia elettrica è generata da grossi pannelli solari e molti dei loro abitanti provvedono alla coltivazione di ortaggi e all'allevamento di animali per provvedere al loro fabbisogno quotidiano.

Nella Polinesia Francese, le lagune chiuse costituiscono i luoghi più adatti per l’allevamento delle ostriche e per la coltivazione delle perle. La laguna chiusa è un tratto di mare interamente circondato dalla barriera corallina che offre soltanto uno, se non pochi, stretti canali che permettono il flusso e il riflusso delle acque oceaniche. La laguna chiusa si rivela essere l’ambiente ideale per il facile accesso alle ostriche nelle varie fasi di coltivazione, per favorire la riproduzione rispetto alla laguna aperta, infine come protezione per edifici, attrezzature e personale contro eventi atmosferici e creature marine pericolose.

Pinctada margaritifera cumingi

Le perle coltivate di Tahiti si formano all'interno del corpo di un mollusco bivalve conosciuto con il nome di Ostrica dal labbro nero. Scientificamente nota sotto il nome di Pinctada margaritifera cumingi, è originaria della Polinesia Francese. La principale caratteristica che contraddistingue questa specie di molluschi dalle altre è il colore della superficie interna della conchiglia. Il bordo interno delle valve infatti è di colore nero, così come le estremità, o labbra del tessuto del suo mantello. 

Esistono altre varietà di P. Margaritifera disseminate nei fondali oceanici che vanno dal Golfo Persico a quello della California. Nel 1998, la CIBJO (Confederazione Internazionale della gioielleria, argenteria, diamanti, perle e pietre preziose) decise di adottare per tutte le perle coltivate da P. Margaritifera l'appellativo perle coltivate di Tahiti, indipendentemente dall’effettiva zona di coltivazione. 

Nel suo ambiente naturale quest'ostrica può raggiungere i 30 anni di età, 30 cm di diametro e un peso di circa 5 chilogrammi. Nel suo maggiore periodo produttivo, compreso tra i 5 ed i 7 anni di età, quest'ostrica raggiunge un diametro che va dai 15 ai 20 cm.

La raccolta e l'allevamento delle larve

Nei primi giorni estivi le aziende perlifere immergono delle reti per catturare le larve. Queste reti rimarranno immerse fino a Dicembre (3/4 mt) che risulta essere il momento più propizio per issarle in superficie e prelevare le larve (i molluschi avranno gia sviluppato la conchiglia). Dopo la raccolta e la suddivisione in base alle dimensioni, le larve negono nuovamente calate ad una profondità di 7 metri e sospese in ceste per merito di cavi d'accaio collegati a dei galleggianti (per evitare di essere attaccati dai loro predatori naturali). In questo periodo le ceste saranno issate per periodiche pulizie delle conchiglie (ogni 3 mesi). Raggiunti i 5/7 cm le ostriche sono pronte per essere fissate con un filo (tramite foro nella cerniera). Rimarranno tali fino ai 7/13mm, momento propizio per praticare l'innesto.

L'innesto del nucleo

L'innesto risulta essere la fase più delicata del processo. Nonostante qualche polinesiano sia in grado di praticarlo, generalmente il compito arduo viene lasciato agli specialisti giapponesi. Dovo aver scelto gli esemplari più sani e con le gonadi migliori. In acque costiere più calde il mollusco è stimolato e rilascia le uova lasciando le gonadi vuote con lo spazio necessario per accogliere l'innesto. La conchiglia viene collocata su di un apposito supporto dal tecnico che, con destrezza e abilità, decide le dimensioni del nucleo da inserire (in base alle gonadi). Viene praticata una piccola incisione dove sarà inserito il frammento di tessuto del mantello di un donatore che dovrà aderire al mantello ed alla perla, nella parte interna. Dopo aver richiuso la ferita con del muco secretato dall'animale ed aver estratto il cuneo, l'animale si richiude ed è pronto per essere inserito in particolari contenitori in attesa di tornare in mare. Oltre il 50% delle ostriche muore o rigetta il nucleo rendendo particolarmente difficile questa coltura. Nelle sopravvissute, il tessuto innestato avolge il nucleo creando una specie di sacca per poi iniziare a secernere secrezioni calcaree (2 anni), ossia il nacre. 

L'estrazione delle perle

Tra maggio e novembre avviene il raccolto delle perle di Tahiti. Alcune vengono rinucleate, altre (a seguito di 2 nucleazioni) vengono rilasciate in mare mentre altre serviranno alla produzione di perle blister. Non appena estratte, le perle di Tahiti presentano un aspetto leggermente offuscato. Saranno infatti lavate in acqua dolce e subiranno un processo di lucidatura (burratura) che le rendera invidiabili.

La storia

La tradizione

Non esistono testimonianze scritte che confermino l'uso delle perle come ornamento personale nelle popolazioni polinesiane. Si sa però che era praticata la pesca delle ostriche dal labbro nero per le conchiglie, utili nella fabbricazione di oggetti ornamentali e di uso quotidiano. 

L’arrivo dei colonizzatori

Nel 1951, Ferdinando Magellano fu il primo tra gli europei a raggiungere la Polinesia Francese durante la prima circumnavigazione del globo. Nel 1767, l'esploratore inglese Samuel Willis fu il primo a sbarcare sull'isola di Tahiti, seguito dal capitano francese Louis Antoine de Bouganville, nel 1768 dall'esploratore inglese James Cook, nel 1769. Con loro arrivo ebbe inizio lo sfruttamento delle conchiglie di madreperla e delle perle. Inizialmente le ostriche perlifere era reperibili in abbondanza anche nei bassi fondali marini che circondavano le isole, ma in seguito alla raccolta indiscriminata di quegli anni divenne sempre più difficile reperirne e, nel 1850 erano già divenute vere e proprie rarità.

La salvaguardia

Nella fine dell'800, il Dr. Bouchon-Brandely (segretario del Collegio di Francia), dopo essersi recato in Polinesia Francese per studiare le condizioni delle ostriche e della pesca delle perle, nel 1885 propose alcune soluzioni per risollevare la tragica situazione, regolamentando la stagione di pesca, vietando la pesca delle ostriche a rischio e provvedendo alla raccolta delle larve da allevare. Egli fu anche tra i primi a sperimentare la coltura delle perle servendosi della Pinctada Margaritifera. Da notare la sua lungimiranza che purtroppo non diede buoni frutti dato che all'epoca non venne preso in considerazione.

Nel 1953, lo studioso di molluschi Gilbert Ranson, ricalcando le idee di Bouchon-Brandely, propose di creare riserve naturali controllate all'interno delle lagune e la raccolta delle larve da allevare, in ambiente protetto fino alla loro maturità.

Origini della coltivazione

Nel 1960, il veterinario Jean-Marie Domard iniziò a studiare un metodo per coltivare le perle nella Polinesia Francese utilizzando la Pinctada Margaritifera. Nel 1962 assunse un tecnico cinese. esperto di innesti, per eseguire l'operazione chirurgica su 5000 esemplari. Tre anni dopo potè estrarre circa 1000 perle coltivate di qualità eccellente. 

Nel 1966 fu fondata la prima azienda di coltura perlifera dai fratelli Jaques e Hubert Rosenthal nell'atollo di Manihi. Qui coltivarono per un primo tempo delle perle blister e successivamente perle intere. L'unico problema era rappresentato dalla difficoltà nel produrre un grande numero di perle infatti fino alla seconda metà degli anni '70 le perle di Tahiti non erano conosciute al di fuori della Polinesia Francese. La figura di spicco nella creazione di un mercato mondiale delle perle coltivate di Tahiti fu Jean-Claude Brouillet che, nel 1975, dopo aver acquistato l'atollo di South Marutea (950 miglia a sud est di Tahiti), strinse un rapporto di collaborazione con Salvador Assael, famosissimo commerciante di perle dell'epoca. Assael, preoccupandosi della produzione, fece traferire nell'azienda di Brouillet alcuni tecnici specializzati nella coltura delle perle (al fine di migliorare la qualità del prodotto). Sarebbe stata necessaria un'altra prova inconfutabile per stabilire l'origine delle perle (e che non si trattasse di perle nere Giapponesi trattate). Vennero sottoposti degli esemplari di perle di Tahiti al Gem Trade Laboratory del GIA. Dopo aver esaminato il prodotto, venne emesso un rapporto testimoniante l'origine naturale della loro colorazione. Lo sviluppo scientifico permise di eliminare l'ultimo ostacolo legato alle quantità producendo nel 1984 esattamente 112183 grammi per un valore di 2.7 milioni di dollari. Quando la società fu venduta al coltivatore Robert Wan ci fu un netto miglioramento, arrivando nel 1996 con una produzione dal valore superiore ai 152 milioni di dollari.