Perle di Tahiti: il segreto della perfezione
La perla è uno dei grandi misteri della natura. La sua nascita è frutto del più puro caso: un corpo estraneo, un granello di sabbia, un minuscolo gamberetto che si insinua nell’ostrica che qui, a Tahiti, viene chiamata «nacre», madreperla.
Se l’ostrica perlifera non riesce a espellere l’intruso, se ne difende secernendo attorno al suo corpo una sostanza che la scienza chiama aragonite, composta di carbonato di calcio. È la stessa materia con cui l’ostrica costruisce la propria conchiglia.
Oggi chi possiede delle perle le custodisce gelosamente come tesori di famiglia. La tecnica della perla coltivata fu inventata nel XVIII secolo dai cinesi e perfezionata nel XX secolo dai giapponesi.
Pinctada Margaritifera
L’ostrica, madre delle perle di Tahiti, appartiene alla famiglia Pinctada Margaritifera, varietà Cumingi, nome latino dell’ostrica dalle labbra nere. È molto più rara e più grande dell’ostrica Akoya, che produce la perla del Giappone. Può raggiungere i 30 cm di diametro e i 5 kg di peso. La sua mole imponente non la rende però più resistente, al contrario! È una specie estremamente fragile che vive soltanto in alcune lagune del Pacifico.
Per crescere in armonia ha bisogno di un ambiente incontaminato, privo di inquinamento, di una temperatura costante e di un nutrimento ricco di plancton e di sali minerali.
La coltivazione delle perle
Coltivare le perle è una sfida di ogni istante, un lavoro straordinario di pazienza, perseveranza e maestria. Se tutte queste condizioni non sono riunite, l’ostrica deperisce. Negli atolli polinesiani, la salute delle ostriche perlifere è il miglior barometro della purezza delle acque. Di fatto, la perlicoltura è la più grande custode dell’ambiente.
Altro paradosso: la Pinctada Margaritifera cambia sesso nel corso della vita. Si riproduce quando è femmina, dopo due o tre anni di esistenza, e dà vita a milioni di uova, o larve, di cui solo pochi eletti sopravviveranno.
È qui che comincia la rarità della perla di Tahiti. Con il tempo, arricchita da ogni esperienza, Gemperles ha acquisito una maestria unico nel suo genere che le permette di ottimizzare le proprie possibilità di ottenere, attraverso una selezione severissima, le perle più belle del mondo. Una perla prodotta in un ambiente vivo è dunque sensibile a una moltitudine di fattori. Ogni dettaglio ha la sua importanza. Il sito scelto per fondare un allevamento deve tenere conto di:
- la profondità dell’acqua,
- le sue variazioni di temperatura,
- la sua purezza, senza turbolenze.
L’atollo di Marueta, a 1000 miglia nautiche dall’isola di Tahiti, è un esempio che riunisce i criteri perfetti: acque più fresche e un plancton molto abbondante che favoriscono la formazione di perle di qualità eccellente.
L’innesto delle ostriche perlifere
L’innesto è eseguito da specialisti chiamati innestatori, veri chirurghi che operano ogni ostrica e introducono il nucleo in meno di 20 secondi. Nonostante la destrezza dell’innestatore, l’esito resta incerto: solo la metà delle ostriche innestate darà vita a una perla, dopo circa tre anni di crescita.
Durante tutti questi mesi le ostriche devono essere accudite, protette, spazzolate regolarmente e difese da predatori e parassiti.
Gemperles, che collabora direttamente con i perlicoltori della zona, è in stretto contatto con biologi ed esperti di ambienti marini che hanno svelato alcuni dei misteri dell’ostrica e hanno così migliorato la specie.
Arriva infine il momento di aprire l’ostrica con mille precauzioni e di raccogliere il frutto di questo duro lavoro. Vedere emergere la perla è sempre un’emozione intensa. Nonostante la destrezza degli innestatori e le mille attenzioni delle squadre sul posto, l’ostrica resta un essere vivente difficile da governare.
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