Spedizione Gratis + Regalo in Omaggio ( + )
Sali

Perle Akoya

Le perle Akoya

L'immagine che prende forma nella mente della maggioranza dei consumatori e dei gioiellieri, nel momento in cui pensano alle perle coltivate, risulta essere molto simile a quella delle perle Akoya coltivate in Giappone. Al giorno d'oggi, esistono molte altre qualità di perle coltivate che ci sorprendono con un'ampia gamma di forme, colori e dimensioni capaci di renderle uniche. Nonostante questo, le perle Akoya risultano essere le più popolari e sono un must have che ogni donna dovrebbe avere nel proprio portagioie. La loro popolarità, però, non deve sorprenderci dato che sono state le prime perle sferiche ottenute dal processo di coltivazione agli inizi del XXmo secolo. Da allora i coltivatori giapponesi non hanno fermato la ricerca e il progresso della perlicoltura, sono riusciti così a conquistare una larga fetta del mercato mondiale grazie ad un prodotto superlaativo.

La coltivazione delle perle Akoya avviene all'interno dei molluschi bivalve appartenenti al genere Pinctada (Pinctada Fucata e sub-specie Pinctada Martensi). In ambito industriale però, le ostriche perlifere giapponesi vengono comunemente chiamate "Akoya" mentre le perle da esse prodotte vengono semplicemente definite "perle coltivate Akoya". L'ostrica Akoya è da sempre stata particolarmente abbondante nelle acque che avvolgono il Giappone, anche se esistono altre specie in Cina, in Corea, nel Sud-Est Asiatico, in Australia e nel Mar Rosso ma anche nel Golfo Persico e lungo tutte le coste orientali e meridionali dell'Africa, infine al largo delle Isole Caraibiche. Nonostante le diverse località, il Giappone e la Cina risultano essere senza alcun dubbio i maggiori produttori di perle coltivate Akoya. Il clima temperato di queste regioni, con inverni poco rigidi, permette a questi molluschi di produrre perle con un altissimo grado di lucentezza. L'ostrica Akoya presenta dimensioni inferiori a quelle delle altre ostriche perlifere. Raggiunto il suo sviluppo completo, presenta una conchiglia con misure che oscilano tra gli 8 per arrivare fino ai 13 cm di diametro. La differenza di dimensioni diventa abissale se paragonata alla Pinctada Maxima (coltivazioni dei Mari del Sud) che può raggiungere perfino i 30 cm di diametro.

La conseguenza logica di ostriche dalle dimensioni esigue sono perle che generalmente tendono ad essere relativamente piccole. Le perle coltivate Akoya, infatti, presentano dimensioni che vanno dai 2 mm per arrivare fino agli 11 mm di diametro. Un diametro di 10 mm risulta essere poco frequente mentre se di 11 mm rappresenta un fenomeno del tutto esclusivo. La stragrande maggioranza delle perle Akoya viene venduta in fili. La maggior parte di esse presenta un accostamento armonico molto buono raggiungendo in alcuni casi il grado eccellente nella valutazione specifica di tale fattore. Questo è dovuto al fatto che gran parte di un raccolto di perle Akoya presenta una forma sferica (o quasi)
In genere, a parità di tutti gli altri fattori di valuzione, il valore delle perle aumenta in progressione con l'aumentare del diametro del prodotto. Vi sono, però, musire particolari ove l'aumento del valore risulta essere di maggiori evidenza. Questo è il caso della differenza tra 7,5 ed 8 mm, altrettanto tra i 10 ed i 10,5 mm (anche se si tratta di una differenza di soli 0,5 mm di diametro)

Le origini della coltivazione

Già nel tredicesimo secolo i cinesi praticavano la coltivazione delle perle blister in molluschi d'acqua dolce. Una piccola sagoma appiattita generalmente raffigurante un Buddha usava essere inserita contro le pareti interne del guscio di un'ostrica, sotto il mantello che provvedeva a ricoprirla con molteplici strati di nacre. Le perle blister coltivate dai cinesi con questo procedimento non erano sferiche ma piatte e cave.

Agli inizi del '900, Mikimoto riuscì ad ottenere le prime perle coltivate Akoya di forma sferica e, nel 1919, fu in grado di produrle con regolarità. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il Giappone intento a risollevarsi dalle conseguenze del conflitto, l'industria delle perle Akoya ebbe un incredibile ed incessante ascesa. Mikimoto contribuì attivamente alla ripresa del Giappone riuscendo, non solo a stabilizzare il suo patrimonio destinato al commercio, ma fu anche tra i primi a riallacciare i rapporti commerciali con l'occidente. Alla sua morte, nella metà degli anni '50, le sue aree destinate alla perlicoltura vantavano oltre 6 milioni di ostriche e 100.000 dipendenti. Una crescita produttiva che si rivelò così superiore alla domanda del mercato da portare, negli anni '70, il governo giapponese a stabilire una serie di normative volte a regolare la produzione delle perle Akoya.

L'ambiente perlifero

In Giappone sono presenti circa 2000 aziende perlifere; di queste una grande percentuale è rappresentata da piccole attività indipendenti con una capacità produttiva di circa 50000 ostriche. La maggior parte di queste piccole aziende assume personale stagionale per svolgere i compiti relativi alle fasi di innesto e di estrazione delle perle.

Il Giappone è formato da 4 isole principali e queste sono avvolte da un totale di circa 4000 isole. L'isola di maggiori dimensioni è l'isola di Honsu, seguita da Hokkaido, Kyushu e Shikoku. Nella zona meridionale vediamo la più ingente colonizzazione di ostriche Akoya a livello mondiale. Le prefetture di Ehime, Nagasaki, Kuamoto e Mie, insieme forniscono la maggioranza della produzione globale di perle Akoya dal Giappone. La baia di Ago, nella baia sud orientale della prefettura di Mie, è una delle tante insenature della penisola e risulta essere una delle più antiche e famose zone di coltivazione di perle Akoya in Giappone. Non molto lontano troviamo la baia di Toba, in cui si trova la famosissima meta turistica rappresentata dall'isola delle perle di Mikimoto.

La coltivazione moderna

In tempi passati le perle Akoya si ottenevamo mediante l'innesto di ostriche adulte raccolte nel loro ambiente naturale. Oggi i produttori di perle si avvalgono della riproduzione dei molluschi in vivai protetti. Le uova vengono fecondate mediante la raccolta di spermatozoi e di uova di esemplari adulti. Le larve, appena nate, sono molto piccole. Nel loro ambiente naturale, dopo aver fluttuato nell'acqua per circa 20 giorni si fissano a delle roccie o ad altri elementi solidi presenti sul fondale. Nei vivai, invece, la riproduzione delle uova avviene in apposite vasche dove successivamente vengono posti speciali raccoglitori a cui si fisseranno le larve. I coltivatori hanno anche il compito di provvedere alla produzione dei microrganismi (termine generico: "Plancton") che saranno il nutrimento dei molluschi. Una volta raggiunti i sei mesi di età, i coltivatori selezionano con cura le ostriche più sane e conformi mettendole in appositi certi, saranno poi calate nelle acque protette per circa 2 o 3 anni (fino a quando non avranno raggiunto la corretta maturezza per essere sottoposte all'intervento di innesto).

Solitamente le svariate operazioni di innesto si svolgono in primavera ed estate. Al fine di ridurre i rischi, il personale sposta le ostriche in contenitori più piccoli che vengono immersi in zone di acque ferme, o quasi. Qui le ostriche saranno lasciate per circa tre mesi, potranno assorbire una quantità minore di nutrimento rispetto a quelle presenti nella baia dove le correnti trasportano maggiori quantità di cibo. Riducendo le loro funzioni vitali del 50% circa, le ostriche supereranno più facilmente la fase dell'innesto. La metodologia di innesto non differisce da quella utilizzata nelle altre ostriche di acqua salata (che emulano la medesima tecnica). Nonostante le ridotte dimensioni, la loro struttura anatomica che permette un facile accesso alle gonadi ed un incisione diretta, l'innesto delle ostriche Akoya risulta essere più semplice se paragonato alle cugine dei Mari del Sud o della Polinesia Francese. Malgrado questi dati, l'innesto risulta essere un intervento particolarmente delicato; il minimo errore comporterebbe la morte dell'animale (solamente il 50% delle ostriche selezionate sopravviverà all'operazione).

A seconda delle dimensioni ed allo stato di salute, il mollusco delle perle Akoya riesce a sopportare fino ad un massimo di 5 nuclei madreperlacei sferici innestati (decisamente superiore alle ostriche dei Mari del Sud e Tahiti). Solitamente vengono inseriti dai 3 ai 5 nuclei per la produzione di perle con diametro di 4 mm circa, per ottenere un diametro di 5/6 mm non vengono innestati più di due nuclei mentre per ottenere dimensioni superiori si usa inserire un'unica sfera madreperlacea. In genere, viene inserito un solo innesto. Il 30% degli innesti introdotti non vede la biglia ricoperta correttamente di madreperla. Quindi, per una biglia di madreperla media (diametro di 5mm), solamente un terzo delle ostriche da alla luce perle commercializzabili. Con una biglia di madreperla di 9mm, questa percentuale precipita a meno del 5%. Le perle di coltura d’acqua dolce e perle di coltura Akoya si ottengono allo stesso modo.

Come si formano

Il periodo di formazione della perla nel caso delle Akoya può limitarsi a 8 mesi. Nonostante questo, i coltivatori solitamente attendono 1 o 2 anni prima di procedere con il raccolto (favorendo dimensioni maggiori ed una qualità superiore). Lo spessore del nacre è legato alla durata del periodo di coltivazione, ma vi sono altri fattori che influiscono sulla capacità di un'ostrica di depositare gli strati di nacre e sono: le sue condizioni di salute e le metodologie dell'azienda. Molto importante è la temperatura dell'acqua dato che i molluschi non potrebbero sopravvivere in ambienti troppo caldi o freddi; le ostriche Akoya prediligono gli ambienti freddi, ma, se i valori scendono al di sotto dei 13° il metabolismo del mollusco scende drasticamente. Il personale delle aziende deve controllare costantemente la temperatura dell'acqua ma anche rilevare il verificarsi di altre condizioni imprevedibili. Generalmente la temperatura delle acque che circondano il Giappone si mantiene tra i 10°C e i 27°C permettendo alle ostriche di produrre nacre di ottima qualità e con una lucentezza straordinaria. Infatti, il nacre più pregiato si forma quando la temperatura comincia ad abbassarsi lentamente da 20°C a 15°C.

Una volta raggiunte temperature più fredde, il processo di formazione del nacre (formato da una basi di carbonato di calcio) subisce un rilevante rallentamento; questo da origine a dei cristalli di carbonato di calcio più estesi e più sottili. In un determinato arco di tempo, milioni di microscopici cristalli si sovrappongono per formare un apprezzabile strato di nacre. Ciascun cristallo è disposto in modo tale che la luce, attraversandolo, sia riflessa e rifratta dagli altri. Il risultato finale sarà una splendida perla coltivata Akoya con una superficie lucida, quasi a specchio, e un bagliore tridimensionale, delicato e profondo, chiamato lucentezza. La qualità del nacre influenza la qualità della superficie. Sono molto rare le perle completamente prive di imperfezioni. Escursioni termiche rilevanti, scarsità di elementi nutritivi, sostanze contaminanti o microrganismi parassiti che penetrano nelle ostriche sono tutti fattori che vanno ad influire sulla superficie della perla creando piccole chiazze, incavature, screpolature, rigonfiamenti o vuoti. Le caratteristiche superficiali di minore entità non hanno un effetto sensibilmente negativo sul valore della perla che per il resto risulta di ottima qualità.

Il raccolto

Il raccolto delle perle avviene in inverno. Questo periodo dell'anno vede le acque raggiungere temperature più fredde favorendo una migliore qualità del nacre. Questo fattore però non è sufficiente per garantire il successo; molte ostriche, infatti, rigettano i nuclei nelle prime settimane dopo l'innesto. In tutti i casi, la maggioranza delle ostriche riesce a produrre perle
.
Delle perle prodotte, solamente una piccola percentuale è di forma perfettamente sferica, di colore bianco, con una superficie priva di imperfezioni ed un alto grado di lucentezza. Le perle coltivate Akoya appena estratte dalla conchiglia vengono lavate, asciugate e sottoposte ad una prima selezione in base alle dimensioni, alla forma, al colore ed alla lucentezza. Dopo il raccolto e l'estrazione, le perle vengono lucidate in un cilindro rotante (burrato) con una minima quantità di acqua e sale (questo è l'unico procedimento cui vengono sottoposte le perle prima di essere rivendute ai commercianti). 

Foratura delle perle 

Generalmente le perle Akoya sono destinate alla realizzazione di collane. Per questo è necessario che il tecnico addetto all'operazione, dopo aver studiato attentamente la simmetria della perla, pratichi un doppio foro mediante un apposito trapano a due punte (la perla viene forata simultaneamente da due lati al fine di evitare imperfezioni all'uscita della punta). Le perle Akoya di migliore qualità sono selezionate per la creazione di orecchini, ciondoli ed anelli. Mediante un mezzo foro che si estende parzialmente all'interno della perla. Il punto dove sarà praticato il foro deve essere scelto con cura al fine di lasciare visibile la parte migliore della perla.