L'uso delle perle come gemme nella storia

Giacimenti perliferi e ornamento

I giacimenti perliferi del Golfo Persico, del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano furono sfruttati tanto per l’ornamento degli abiti e dei troni reali quanto per i templi e gli oggetti di culto di quelle civiltà.

Le perle nella civiltà cinese

Una situazione analoga si verificò in Cina, ma con le perle d’acqua dolce. Al di là dell’ornamento, il valore delle perle in quanto gemme conferì loro un posto di rilievo nell’organizzazione socio-economica di queste civiltà.

Le perle venivano spesso impiegate per pagare i tributi e per accrescere qualitativamente i traffici commerciali interni ed esterni. L’apprezzamento estetico e simbolico delle perle in queste grandi civiltà orientali è una costante storica che si può osservare ancora oggi.

Le perle nella civiltà occidentale

L’uso delle perle nelle grandi civiltà occidentali fu più tardivo, ma non meno importante. È a partire dalle conquiste di Alessandro Magno che la civiltà ellenica prese gusto per queste gemme. A Roma divenne una vera ossessione: l’espansione dell’Impero e l’aumento della ricchezza permisero l’accumulo di straordinari tesori di perle.

L’intensità delle reti commerciali e la ricchezza accumulata determinarono l’intensità dell’importazione e dell’uso delle perle tra le classi agiate e dirigenti. Così la brama e l’ammirazione per queste gemme sono state, in Occidente come in Oriente, una caratteristica di tutte le epoche della storia.

Le perPerle e civiltà mesoamericanale nella civiltà mesoamericana

Nel Nuovo Mondo, nonostante l’esistenza di ricchi giacimenti perliferi e un certo gusto per le perle, la brama per esse fu molto meno marcata rispetto a quella riscontrata in Europa o in Asia. Gli Amerindi, approfittando della raccolta dei molluschi a scopo alimentare, ottenevano perle e conchiglie di ostriche perlifere. Le impiegavano per la realizzazione di gioielli e per l’ornamento dei templi.

Tuttavia, i giacimenti perliferi di questo continente furono sfruttati intensivamente per ottenere gemme soltanto dopo la presa di possesso coloniale da parte degli Spagnoli. Da allora, le ricchezze perlifere, come ogni altra risorsa naturale, divennero proprietà dell’impero spagnolo e, nel XIX secolo, furono ambite da Europei di diverse nazionalità e da alcuni imprenditori locali.

Lo sfruttamento perlifero, alimentato dalla domanda di gioielli

Lo sfruttamento dei giacimenti perliferi nelle regioni in cui non si sviluppò alcuna grande civiltà dimostra che l’impiego delle ostriche perlifere non è esclusivo delle società dotate di un’organizzazione socio-economica complessa. In ogni caso, che si tratti degli indigeni delle coste del Golfo di California o di coloro che abitavano le numerose isole del Pacifico meridionale, il primo valore attribuito a questi molluschi era alimentare; ma vestigia e cronache mostrano che la bellezza delle perle e della madreperla era anch’essa apprezzata e che quelle culture le impiegavano come gioielli.

L’ornamento è un bisogno che si è manifestato in tutte le società. Lo si può constatare nell’uso che l’uomo ha fatto delle perle per adornarsi, ovunque il mare gliele abbia messe a disposizione. In India, in Egitto o nella Bassa California, gli uomini hanno apprezzato la bellezza di queste gemme.

L’Antichità

È fuorviante cercare di stimare l’abbondanza di perle nell’Antichità attraverso i gioielli ritrovati negli scavi archeologici, perché le perle, di origine animale e non minerale, difficilmente possono sopravvivere sotto terra per migliaia di anni come invece possono fare altre gemme.

Perle e civiltà indianeLe perle nella civiltà indiana

Se si considerano le testimonianze scritte, il più antico riferimento alle perle come oggetti preziosi appartiene alla civiltà indiana.

Una leggenda induista attribuisce la scoperta delle perle naturali a Krishna (ottavo avatar di Vishnu), incarnazione dell’amore e una delle divinità più popolari dell’induismo. Le avrebbe tratte dall’oceano per offrirle alla figlia Pandaya il giorno delle sue nozze.

In generale, la letteratura induista (sacra, epica o popolare) fa riferimento alla bellezza e al potente simbolismo delle perle in diverse circostanze, a prova del loro uso millenario in quanto oggetti preziosi.

Il Mar Rosso

Infine, anche il Mar Rosso va annoverato tra le più antiche fonti di perle. Le ostriche perlifere vi furono sfruttate già prima dell’era cristiana.

Questa regione ebbe una buona produzione di perle fin dall’epoca di Salomone, benché meno importante di quella della Persia e dell’India.
In Egitto, le conchiglie delle ostriche perlifere erano impiegate fin dalla sesta dinastia (3200 a.C.).

Le perle, legate alla storia sociale della Cina

Sebbene i mari cinesi non possiedano ricchi giacimenti perliferi, le perle erano molto apprezzate nella Cina antica. La storia tradizionale cinese segnala di frequente l’impiego di queste gemme nella venerazione degli idoli, nonché il loro uso come moneta, a titolo di tributo all’imperatore da parte dei principi stranieri.

Dall’antica letteratura cinese si deduce che la pesca delle perle nei fiumi fu praticata per diverse migliaia di anni. I testi attestano che già nel 2300 a.C. i Cinesi potevano pagare imposte e tributi con le perle.

Questo fatto dimostra l’abbondanza di tali gemme, così come l’alto valore che veniva loro attribuito. La maggior parte di esse erano perle d’acqua dolce.

Perle e civiltà giapponeseLe perle nella civiltà giapponese

Al contrario, benché il Giappone possieda nei suoi mari ostriche perlifere che producono molte piccole perle, il gusto per queste gemme sembra essere comparso più tardi.

La prima menzione di perle impiegate come ornamento in Giappone si trova nel Kojiki (libro delle tradizioni), il più antico documento storico giapponese (VII secolo a.C.).

Vi si parla di gioielli bianchi, originari del mare.

Le perle e le isole del Pacifico meridionale

Nelle isole del Pacifico meridionale si può osservare una situazione analoga nella storia delle perle. Questi arcipelaghi, che possiedono abbondanti giacimenti perliferi, non conobbero la pesca su larga scala prima del XIX secolo. In Nuova Caledonia, per esempio, la pesca delle ostriche perlifere su scala industriale è un’attività recente: risale soltanto al 1897, sebbene in precedenza gli abitanti locali l’avessero praticata in modo marginale.

La follia delle perle a Roma

Perle e RomaA Roma, l’ammirazione per le perle giunse dalla Grecia. La Roma imperiale mise le mani sui tesori di perle del regno del Ponto, di Alessandria e dell’Oriente. Le perle divennero le gemme predilette delle classi agiate e furono collezionate in grandi quantità, anche a prezzi esorbitanti.

Con lo sviluppo dell’Impero romano e l’aumento della ricchezza, i nobili svilupparono un appetito vorace per le perle. I Romani  dicevano che una donna che portava perle per strada non aveva bisogno di una scorta con l’emblema della sua famiglia. Consapevoli dello status che le perle conferivano loro, le donne romane compravano tutte le perle che potevano e le indossavano ovunque. Sotto Cesare, una legge riservava l’uso pubblico delle perle alle donne appartenenti alla nobiltà. La domanda di perle durante la magistratura di Cesare crebbe e permise l’espansione della classe mercantile che le negoziava e di quella degli orafi che le montavano.

Con la prosperità dell’Impero, il consumo di beni di lusso crebbe ulteriormente. L’imperatore Caligola (37-41) diede all’opulenza una nuova importanza. Portava pantofole incrostate di perle e mise una collana di perle al suo cavallo preferito. Sua moglie si mostrò un giorno in pubblico coperta di perle e smeraldi.

La febbre della perla a Roma ne fece salire straordinariamente il prezzo. Si racconta che un generale (Vitellio) avesse finanziato un’intera campagna vendendo uno solo degli orecchini di sua madre.  Plinio il Vecchio scriveva che nel I secolo le perle erano il più costoso degli oggetti preziosi. Il culmine della follia fu raggiunto da Cleopatra, che scommise con Marco Antonio di essere capace di offrire la cena più cara al mondo. La regina si sedette davanti a un piatto vuoto e a una coppa di vino o di aceto. Tolse una delle enormi perle dei suoi orecchini, la frantumò e, dopo averla sciolta nella coppa, la bevve. Plinio scrisse che le perle di Cleopatra valevano allora 60 milioni di sesterzi, ossia l’equivalente di 1 875 000 once d’argento fino.