5000 ANNI DI STORIA

Storia delle perle

«Un'epopea umana di 5 000 anni, dai fondali del Golfo Arabico alle sontuose corti d'Europa.»

Bahrein — 7 000 anni Golfo Arabico Alessandro Magno Cleopatra La Peregrina — 50,95 carati

Una storia selettiva e sorprendente

La storia delle perle non è quella di un'ammirazione universale e continua. Numerose civiltà antiche hanno ignorato la perla quasi del tutto, preferendole le conchiglie e la madreperla scolpita. La perla non è preziosa per tutti né preziosa ovunque: la sua storia è quella di una passione selettiva, portata avanti da culture specifiche, in epoche specifiche.

Per millenni le perle naturali furono rare al punto che solo i sovrani e i grandi sacerdoti potevano portarle. L'ascesa delle perle di coltura nel XX secolo ha trasformato radicalmente questa equazione, rendendo accessibile un lusso un tempo riservato a un'esigua élite. Comprendere il valore delle perle oggi impone di comprendere prima il viaggio straordinario che ci ha condotti fin qui.

Un avvertimento preliminare: la letteratura archeologica ha a lungo confuso «perla» e «perlina» (bead in inglese). Molte «perle» censite nelle tombe antiche erano in realtà perline di vetro, di terracotta o di conchiglia forata. Questa confusione ha notevolmente gonfiato l'importanza apparente della perla organica nelle civiltà antiche. La nostra panoramica si limita alle sole perle madreperlacee, prodotte dai molluschi produttori di madreperla.

♦ Cronologia

Cinque millenni in sette date

Da Dilmun ai collegi di gioiellieri di Bombay

Verso il 7 000 a.C.
Bahrein — Le prime pesche del Golfo Arabico

L'isola di Dilmun (l'attuale Bahrein) diventa un crocevia del commercio delle materie preziose. I pescatori della regione sfruttano già i giacimenti di ostriche perlifere. È la più antica traccia confermata di un'attività umana legata alla perla.

Verso il 2 650 a.C.
L'Epopea di Gilgamesh — I primi riferimenti letterari

Il più antico testo letterario conosciuto descrive la tecnica di immersione: zavorra, discesa in apnea, raccolta manuale delle ostriche, risalita. Una descrizione così precisa da restare valida fino al XX secolo.

356 – 323 a.C.
Alessandro Magno — La perla raggiunge l'Europa

Le conquiste macedoni aprono le rotte commerciali tra l'India, la Persia e il Mediterraneo. Per la prima volta quantità significative di perle pregiate fanno il loro ingresso nel mondo greco e, di riflesso, nelle sfere romane emergenti.

I secolo d.C.
Plinio il Vecchio — Historia Naturalis

La prima enciclopedia scientifica dell'Antichità dedica lunghi passaggi alle perle: la loro origine (discussione della teoria della rugiada), le loro qualità (splendore, grandezza, rotondità), i loro giacimenti (Golfo Persico, mar Rosso, India). Un testo fondatore che alimenterà l'immaginario europeo per quattordici secoli.

I – IV secolo d.C.
L'Europa cristiana — La perla, simbolo di purezza

L'iconografia cristiana adotta la perla come simbolo della Vergine Maria, dell'immacolata concezione e della purezza spirituale. Dai tesori delle cattedrali alle corone carolinge, la perla abbandona il lusso pagano per diventare segno di santità.

XVI secolo
L'Età dell'Oro — Nuovo Mondo, Peregrina, Elisabetta I

La scoperta dei giacimenti del Nuovo Mondo (Venezuela, Panama) provoca un'abbondanza di perle senza precedenti. Viene trovata la Peregrina. Elisabetta I d'Inghilterra trasforma la perla in strumento di propaganda regale. È l'apogeo storico della perla naturale.

1893
Mikimoto — La prima perla di coltura

Kokichi Mikimoto ottiene la prima perla di coltura riuscita nel suo allevamento della baia di Ago, in Giappone. Inizia la rivoluzione: la perlicoltura marina renderà accessibile in pochi decenni ciò che era stato per cinque millenni il privilegio assoluto dei re.

Il disinteresse delle grandi civiltà

Un paradosso fondativo: le civiltà che avevano accesso ai giacimenti più ricchi li hanno il più delle volte ignorati.

♦ America

Aztechi, Maya e Olmechi

Le coste del Venezuela, del Messico e dell'America centrale abbondavano di Pinctada imbricata, l'ostrica perlifera americana. I pescatori locali conoscevano perfettamente questi molluschi. Eppure lo studio di migliaia di siti archeologici aztechi e maya rivela un disinteresse quasi assoluto per la perla in quanto tale.

Ciò che queste civiltà valorizzavano era la conchiglia stessa: strombi, conche, spondili. La madreperla scolpita fungeva da moneta di scambio e da ornamento. La perla organica, piccolo sferoide madreperlaceo, semplicemente non aveva posto nel loro sistema estetico.

♦ Africa

Egitto — L'enigma del silenzio

La civiltà che ha prodotto i gioielli più fastosi della storia — Tutankhamon, Ramses, Nefertiti — ha mostrato un'indifferenza quasi totale nei confronti della perla madreperlacea per quasi tre millenni. I gioiellieri egizi padroneggiavano la corniola, il lapislazzuli, il turchese, il feldspato verde, l'oro — ma non la perla.

Due ipotesi complementari spiegherebbero questo vuoto: l'isolamento geografico dei giacimenti (Golfo Persico irraggiungibile, mar Rosso forse privo di Pinctada radiata in quantità sufficiente) e un sistema simbolico di colori in cui il bianco madreperlaceo non aveva un posto valorizzato.

♦ Oceania

Pacifico — La madreperla prima della perla

Le Filippine, l'Indonesia, la Polinesia — tutte queste regioni ospitano i giacimenti più ricchi di Pinctada maxima (la futura perla d'Australia) e di Pinctada margaritifera (la futura perla di Tahiti). Eppure, nessuna coltura perlifera indigena prima della domanda occidentale del XIX secolo.

La ragione è la stessa dell'America: il prezioso era la conchiglia. Le grandi labbra madreperlacee della Pinctada maxima erano utilizzate per fabbricare ami, ornamenti, monete. La perla era un sottoprodotto accidentale, privo di statuto particolare.

Nota metodologica: La confusione tra «perla» e «bead» (perlina, sferetta forata) nella letteratura archeologica ha notevolmente gonfiato l'importanza apparente della perla madreperlacea nelle culture antiche. Migliaia di «perle» censite negli inventari di scavo erano in realtà perline di vetro soffiato, di pasta di faience, di pietra semipreziosa forata o di osso lavorato. Questo bias va tenuto presente in ogni lettura della storia delle perle naturali.

Il Golfo Arabico e la Mesopotamia

Di tutte le regioni del mondo, è il Golfo Arabico ad aver intrattenuto con la perla il rapporto più lungo, più costante e più fondativo. L'isola di Dilmun — l'attuale Bahrein — è la culla confermata della pesca perlifera organizzata, con tracce di attività risalenti a oltre settemila anni prima della nostra era.

Dilmun era, nel III millennio a.C., ciò che oggi è una piazza finanziaria: un crocevia di scambi di materie preziose tra Sumer, l'India e l'Arabia. Le perle del Golfo costituivano la moneta di scambio di prestigio per eccellenza, accanto al rame, al legno di cedro e al lapislazzuli.

L'Epopea di Gilgamesh (verso il 2 650 a.C.) descrive con sorprendente precisione la tecnica del sommozzatore: «Legò delle pietre ai suoi piedi. Esse lo trascinarono fino alle profondità del mare. Vide la pianta [l'ostrica perlifera], colse la pianta, staccò le pietre, e il mare lo portò in superficie.» Una descrizione che resterà valida fino al XX secolo.

Governata successivamente dai Sumeri, dai Babilonesi, dagli Assiri, dagli Achemenidi, dai Seleucidi e dai Sasanidi, la regione del Golfo non ha mai cessato di produrre perle. Ogni impero conquistato doveva la sua parte di questo tesoro ai vincitori. La pesca perlifera del Golfo rappresentava una ricchezza tanto ambita da figurare nei trattati di pace e nei tributi imposti alle città vinte.

La composizione eccezionale delle perle del Golfo — strati di madreperla di finezza e regolarità notevoli — conferiva loro una lucentezza incomparabile che gli intenditori di tutto il mondo concordavano nel riconoscere. Questa reputazione durerà fino alle grandi pesche del XIX secolo, poco prima che la perlicoltura marina trasformasse l'equazione mondiale.

♦ Riferimenti archeologici
Verso il 5 000 – 3 000 a.C.

Prime conchiglie di Pinctada radiata trovate nei depositi archeologici del Bahrein, insieme ad attrezzi da pesca.

IV secolo a.C.

Collana del Louvre — tesoro di Susa: tre file di perle naturali, attribuita al periodo achemenide. Uno dei rari pezzi superstiti.

I secolo d.C.

Il Periplo del Mare Eritreo elenca i porti del Golfo e le loro produzioni: Omana (Oman), Apologos (Bassora), Dioscuride — tutti esportatori di perle.

XIX secolo

Apogeo storico: 30 000 sommozzatori e quasi 5 000 sambuchi (velieri arabi) battono le acque del Golfo ogni estate. Il Bahrein esporta oltre il 95 % delle perle naturali mondiali.

1930

L'arrivo delle perle Akoya giapponesi sul mercato mondiale fa crollare i prezzi. La pesca tradizionale del Golfo non se ne riprenderà mai.

♦ IV — La Grecia

La Grecia e Alessandro: l'irruzione della perla in Occidente


Prima di Alessandro Magno la perla era poco conosciuta nel mondo greco. I Greci del V secolo a.C. utilizzavano volentieri il corallo, l'ambra baltica, il lapislazzuli e le pietre semipreziose. La perla era una curiosità esotica, non ancora un oggetto di desiderio collettivo.

Tutto cambia con le conquiste di Alessandro (356 - 323 a.C.). Attraversando la Persia, la Mesopotamia e raggiungendo le frontiere dell'India, i suoi eserciti incontrano per la prima volta i centri di produzione perlifera del Golfo. I generali di Alessandro — i Diadochi — che si spartiranno l'impero dopo la sua morte nel 323 a.C., avranno un ruolo decisivo nella diffusione della perla verso l'Occidente.

È Teofrasto, discepolo di Aristotele, a impiegare per la prima volta la parola greca margarités (μαργαρίτης) in un senso chiaramente identificabile con la perla madreperlacea. Prima di lui i testi greci restano ambigui tra conchiglia, corallo e perla propriamente detta.

La realtà archeologica tempera tuttavia l'entusiasmo: si sono conservati appena una decina di gioielli greci autentici che incorporano perle madreperlacee — una cifra ben inferiore a quella che ci si attenderebbe se le perle fossero state realmente abbondanti. Tra questi, il celebre bracciale di Olbia (Ucraina, I secolo a.C.): due file di minuscole perle da 2 a 3 mm, modeste testimoni di un commercio nascente.

Per le perle celebri dell'Antichità e le loro storie favolose, il confine tra storia e leggenda resta spesso poroso — il che non fa che accrescerne il fascino.

♦ Le tre rotte di Alessandro
I

La rotta dei Tolemei — Egitto e mar Rosso. I successori di Alessandro in Egitto aprono rotte commerciali verso l'Arabia e l'India via Alessandria. Il mar Rosso diventa un asse di importazione di perle indiane e arabe.

II

La rotta dei Seleucidi — Mesopotamia e India. I Seleucidi, signori della Babilonia e della Persia, controllano la via terrestre verso i giacimenti dell'India nord-occidentale e le coste dello Sri Lanka.

III

La rotta del Caspio — Colonie greche del Bosforo. I mercanti del mar Nero rifornivano le città ellenistiche di perle provenienti dal mar Caspio (fonti della Margiana, l'attuale Turkmenistan).

«Le perle più preziose provengono dal mar Rosso e dal golfo Persico; se ne trovano anche nel golfo del Bosforo di Tracia. Di lì giungono nelle contrade asiatiche; anche il mare dell'India ne produce.»

Teofrasto — De Lapidibus, verso il 315 a.C.

Roma: la leggenda e la realtà

I fasti letterari

Gli autori latini del I secolo d.C. abbondano di aneddoti sulla smisuratezza perlifera dei Romani. Plinio il Vecchio, Svetonio, Girolamo, Properzio, Marziale — tutti testimoniano di una società romana ossessionata dalle perle come segno supremo di opulenza.

«Lollia Paolina, moglie dell'imperatore [Caligola], portava a un semplice banchetto di fidanzamento perle e smeraldi del valore di quaranta milioni di sesterzi.»

Plinio il Vecchio — Historia Naturalis, Libro IX

La leggenda più celebre è quella di Cleopatra: volendo mostrare ad Antonio che poteva offrire in un solo pasto una somma superiore a dieci milioni di sesterzi, avrebbe sciolto nell'aceto una delle due grandi perle dei suoi orecchini, per poi berne il contenuto. La perla così disciolta rappresentava da sola il valore di un'intera provincia.

♦ Verità scientifica

Una perla immersa nell'aceto perde effettivamente madreperla — ma molto lentamente. Esperimenti moderni mostrano che dopo dieci ore di immersione una perla da 50 carati perde solo una minima frazione della propria massa e conserva l'essenziale del suo splendore. Per sciogliere completamente una grande perla occorrerebbero giorni o settimane. La scena di Cleopatra è fisicamente impossibile. È una leggenda.

La realtà archeologica

La realtà materiale tempera considerevolmente il quadro letterario. Gli scavi archeologici del mondo romano — che riguardano migliaia di siti, da Ercolano alle città del Nord Africa — hanno restituito solo qualche decina di gioielli che incorporano perle madreperlacee autentiche.

La maggior parte delle «perle» romane erano in realtà perline di vetro, imitazioni in pasta vitrea o pietre semipreziose forate. Le vere perle madreperlacee erano enormemente costose, importate dal Golfo Persico o dall'India: il loro uso era riservato a un'esigua élite.

I ritratti del Fayyum (I - IV secolo d.C., Egitto) costituiscono a questo riguardo una testimonianza eccezionale: queste rappresentazioni funerarie dipinte a encausto mostrano in modo realistico i gioielli portati dai loro soggetti. Vi si vedono molto regolarmente orecchini a pendente con perle singole — perle da 4 a 8 mm, talvolta accompagnate da piccoli ornamenti in oro. Mai parure stravaganti.

La realtà romana è quella di gioielli di un lusso misurato, in cui la perla svolge un ruolo bello ma non universale. Gli eccessi descritti da Plinio e Svetonio erano l'eccezione memorabile, non la norma. La mitologia delle perle romane è nata dal fascino degli scrittori per gli scandali, non dall'osservazione del quotidiano.

L'Europa cristiana e la perla della purezza

La perla nel sistema simbolico cristiano

Afrodite nasce dalla schiuma del mare (madreperla) — lo stesso mare da cui emerge la perla. La transizione verso Maria non è che uno scivolamento dalla dea pagana alla Madre divina.

Matteo 13,46: «Il Regno dei Cieli è simile a un mercante che va in cerca di belle perle». La perla diventa metafora dell'anima perfetta.

Tesori delle cattedrali: Chartres, Colonia, Venezia — i reliquiari sono incrostati di perle, simboli di purezza e di incorruttibilità.

Corone carolinge: perle alternate a zaffiri e rubini nelle insegne regali. L'associazione bianco puro / regalità divina.

Basilica di San Marco (Venezia, XI secolo): mosaici ornati di perle nelle raffigurazioni della Vergine e dei santi.

Il cristianesimo ha compiuto una trasformazione notevole: ereditando il sistema simbolico della cultura mediterranea antica, ha elevato la perla al rango di simbolo teologico di primo piano. La perla bianca, lattea, immacolata, nata dalle profondità oscure del mare, evocava irresistibilmente l'immacolata concezione.

In effetti la perla non ha atteso il cristianesimo per essere associata alla purezza. Nella mitologia greca Afrodite emerge nuda dalla schiuma del mare — lo stesso mare da cui proviene la perla. È questa associazione erotico-divina che il cristianesimo recupererà purificandola: la perla passa dalla dea dell'amore alla Madre di Dio.

Elisabetta I d'Inghilterra — La Regina Vergine

L'uso politico della perla raggiunge il suo apogeo con Elisabetta I d'Inghilterra (1558 - 1603). Mai un sovrano ha sfruttato in modo tanto sistematico un gioiello a fini di propaganda regale. I suoi ritratti ufficiali la mostrano letteralmente coperta di perle: gorgiere da cui pendono centinaia di perle, corpetti incrostati, orecchini, collane a più fili.

Il significato è duplice e inseparabile: le perle proclamavano la potenza materiale dell'Inghilterra (arricchita dal commercio mondiale in espansione) e la purezza verginale della regina — una virtù politica oltre che personale. Per una sovrana che aveva rifiutato ogni matrimonio, le perle diventavano l'argomento visivo di una legittimità indipendente dalle alleanze dinastiche.

Il ritratto dell'Armada (verso il 1588) è il più impressionante: Elisabetta vi porta più file di grosse perle e decine di piccole perle cucite al corpetto, subito dopo la sconfitta dell'Invincibile Armata spagnola. Il messaggio è chiaro: la perla, giunta in parte dalle colonie spagnole del Sud America, appartiene ormai anche all'Inghilterra. Per scoprire come si fosse costituito lo splendore unico di queste perle lucenti, occorre comprenderne la formazione unica.

♦ VII

L'Età dell'Oro — XVI e XVII secolo

Quando il Nuovo Mondo inondò l'Europa di perle

Il XVI secolo è senza dubbio l'età dell'oro della perla naturale. Due forze convergenti creano un'esplosione senza precedenti: la Controriforma cattolica, che moltiplica le chiese e gli ornamenti ecclesiastici lussuosi, e la scoperta dei giacimenti perliferi del Nuovo Mondo.

Già nel 1513 gli Spagnoli scoprono i banchi di Pinctada imbricata dell'isola di Margarita (Venezuela) e dell'isola di Cubagua. Poi i giacimenti della costa pacifica di Panama. Nel giro di una generazione milioni di perle si riversano su Siviglia, Madrid e Lisbona. I prezzi crollano relativamente, rendendo le perle accessibili alla borghesia mercantile — non più soltanto ai re.

Questo afflusso incontra una domanda europea in piena espansione. Il costume rinascimentale europeo, in particolare alla corte degli Asburgo, integra la perla come elemento fondamentale. I gioielli di perle diventano il marcatore sociale di un'aristocrazia in ricostruzione dopo le guerre di religione. La forma delle perle e il loro colore sono allora esaminati con attenzione quasi scientifica dai lapidari e dai gioiellieri di corte.

È in questo contesto che compaiono le più grandi perle storicamente documentate: la Peregrina, la Reggente, la Sancy, la Speranza. Oggetti divenuti personaggi a pieno titolo nella storia europea.

Nel XVII secolo le perle d'acqua dolce europee si aggiungono alla produzione mondiale: i fiumi di Scozia, di Germania e di Boemia forniscono perle di Margaritifera margaritifera, l'ostrica perlifera d'acqua dolce europea. Una fonte supplementare per corti che non si stancano di perle.

♦ La perla più celebre del mondo

La Peregrina

50,95 carati • Forma a pera perfetta • Pinctada mazatlanica

Verso il 1513 – 1520

Trovata sulle coste di Panama da uno schiavo africano che ottenne la libertà come ricompensa per la sua scoperta.

1554

Donata dal principe Filippo II di Spagna a Maria I d'Inghilterra come regalo di fidanzamento. La perla è descritta come «la più bella perla del mondo».

1554 – 1813

Ornamento della Corona spagnola per due secoli e mezzo. Portata dalle regine di Spagna nei ritratti ufficiali di Velázquez.

1813

Giuseppe Bonaparte, re di Spagna sotto l'occupazione napoleonica, porta con sé la perla alla sua partenza. Passa agli Hamilton d'Inghilterra per successione.

23 gennaio 1969

Richard Burton acquista la Peregrina da Sotheby's per donarla a Elizabeth Taylor — la donna che aveva interpretato Cleopatra. La perla che incarnò la leggenda fu acquistata da colei che la interpretò.

2011

Venduta dopo la morte di Elizabeth Taylor da Christie's New York per 11,8 milioni di dollari. Un record assoluto per una perla naturale storica.

L'India dei Maharaja

Se il Golfo Arabico era il primo produttore mondiale di perle pregiate, l'India ne era il primo consumatore e il primo mercato. Le corti dei Maharaja, dei Nawab e degli imperatori Moghul hanno assorbito per due millenni una parte considerevole della produzione mondiale di perle naturali.

Il testo fondatore è l'Arthashastra — il trattato di politica ed economia redatto da Kautilya, ministro dell'impero Maurya (322 - 187 a.C.). Questo testo notevole elenca dieci fonti di perle riconosciute dallo Stato maurya, tra cui i banchi di pesca dell'India meridionale e la regione nord-occidentale dello Sri Lanka (la regione di Mannar, che resterà un centro perlifero importante fino al XX secolo).

L'alleanza dei Maurya con i Seleucidi (trattato del 305 a.C.) ha aperto le rotte commerciali tra l'India e il Mediterraneo. Per la prima volta perle indiane di grandi dimensioni e di alta qualità poterono raggiungere i mercati ellenistici e poi romani. La madreperla delle perle indiane, particolarmente spessa e uniforme, era distinta da quella delle perle del Golfo dai commercianti greci, che avevano sviluppato un vocabolario specifico per ciascuna origine.

Il periodo Gupta (320 – 510 d.C.)

L'epoca Gupta rappresenta l'apogeo della civiltà indiana classica e, con essa, l'apogeo dell'arte della gioielleria perlifera. Le pitture rupestri di Ajanta (Maharashtra) mostrano, con precisione quasi botanica, collane a più fili di perle portate dai bodhisattva e dai personaggi regali. Queste rappresentazioni sono tra le più attendibili che possediamo sull'uso della perla nell'Antichità asiatica.

L'India dei Maharaja ha inoltre stabilito un sistema di valutazione e di classificazione delle perle di notevole sofisticazione. I commercianti indiani distinguevano le perle secondo l'origine, la lucentezza, la forma, il colore e la superficie — un sistema che prefigura la nostra classificazione moderna della qualità delle perle.

Le collezioni di perle dei Maharaja erano leggendarie. Il Nizam di Hyderabad, considerato all'inizio del XX secolo l'uomo più ricco del mondo, possedeva diverse tonnellate di perle pregiate. Una parte fu venduta dopo l'indipendenza indiana del 1947; il resto è rimasto presso le famiglie reali o nei tesori nazionali. Per gli appassionati di perle celebri, queste collezioni rappresentano l'ultimo grande serbatoio inesplorato della gioielleria mondiale.

♦ Leggenda induista

La nascita della perla secondo i Purana

Nella mitologia induista le perle sono nate dai denti del demone Bala, colpito da Indra, il re degli dèi. Cadendo nelle acque primordiali, i denti del demone si trasformarono in perle perfette e si nascosero nelle conchiglie delle ostriche perlifere. Questa leggenda spiega perché la perla, oggetto di purezza assoluta, nasca da una violenza originaria: è la sublimazione del demoniaco in celeste.


Altre tradizioni induiste associano le perle alle nuvole del monsone: alcuni fulmini cadrebbero nel mare aperto e feconderebbero le ostriche, che darebbero allora vita a perle di qualità eccezionale. La verità sulla formazione della perla è meno mitologica ma altrettanto sorprendente.

♦ Fonti primarie

Arthashastra, Kautilya, verso il 300 a.C. — Trattato di economia e di governo maurya

Periplus Maris Erythraei, anonimo greco, verso il 60 d.C. — Guida commerciale dei mari dell'Oceano Indiano

Historia Naturalis, Plinio il Vecchio, 77 d.C. — Libro IX dedicato alle produzioni del mare

Ain-i-Akbari, Abu'l-Fazl, 1590 — Rapporto ufficiale dell'amministrazione dell'impero Moghul, inventari di perle

V. Ball, A Manual of the Geology of India, 1881 — Primo inventario sistematico dei giacimenti perliferi indiani

♦ Proseguite il viaggio

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